Di seguito trovi il testo originale (sulla sinistra) e la traduzione (sulla destra) del testo Difesa di Marcello di Marco Tullio Cicerone. Buona lettura!

Difesa di Marcello – Brano 1:

Testo originale:

Diuturni silenti, patres conscripti, quo eram his temporibus usus — non timore aliquo, sed partim dolore, partim verecundia — finem hodiernus diesattulit, idemque initium quae vellem quaeque sentirem meo pristino moredicendi. Tantam enim mansuetudinem, tam inusitatam inauditamque clementiam, tantum in summa potestate rerum omnium modum, tam denique incredibilemsapientiam ac paene divinam, tacitus praeterire nullo modo possum.

Traduzione:

Questo giorno, o senatori, segna la fine del lungo silenzio che avevo osservato in questi anni non per qualche timore ma in parte per l’amarezza e in parte per il riserbo, e offre inoltre l’occasione per esprimere, come ho sempre fatto, i miei intendimenti e le mie riflessioni. In nessun modo infatti posso far passare sotto silenzio una così grande mitezza, una così rara e inaudita clemenza, una così grande moderazione in una persona che detiene la massima autorità e infine una così incredibile e, oserei dire, divina saggezza.

Difesa di Marcello – Brano 2:

Testo originale:

M. enim Marcello vobis, patres conscripti, reique publicae reddito, non illius solum,sed etiam meam vocem et auctoritatem et vobis et rei publicae conservatam acrestitutam puto. Dolebam enim, patres conscripti, et vehementer angebar, virumtalem, cum in eadem causa in qua ego fuisset, non in eadem esse fortuna; necmihi persuadere poteram, nec fas esse ducebam, versari me in nostro veterecurriculo, illo aemulo atque imitatore studiorum ac laborum meorum, quasiquodam socio a me et comite distracto. Ergo et mihi meae pristinae vitae consuetudinem, C. Caesar, interclusam aperuisti, et his omnibus ad bene de [omni] re publica sperandum quasi signum aliquod sustulisti.

Traduzione:

Infatti, ora che M. Marcello è stato restituito a voi, o senatori, e alla repubblica, io credo che siano state conservate e rese a voi e alla repubblica la mia parola e la mia autorevolezza insieme alla sua. Provavo infatti dolore, o senatori, e profonda sofferenza vedendo che un uomo simile, pur avendo militato nello stesso partito nel quale ho militato io, non si trovava nella mia stessa situazione; e non potevo convincermi né ritenevo fosse giusto per me riprendere la nostra vecchia carriera, dal momento che era stato con la forza separato da me quell’emulo fedele, quel compagno in certo senso inseparabile dei miei studi e dei miei impegni. Per questo, C. Cesare, tu hai riaperto per me il corso interrotto della vita di un tempo e per tutti costoro hai per così dire innalzato un vessillo per nutrire buone speranze sulla repubblica.

Difesa di Marcello – Brano 3:

Testo originale:

Intellectum est enim mihi quidem in multis, et maxime inme ipso, sed paulo ante [in] omnibus, cum M. Marcellum senatui reique publicaeconcessisti, commemoratis praesertim offensionibus, te auctoritatem huiusordinis dignitatemque rei publicae tuis vel doloribus vel suspicionibusanteferre. Ille quidem fructum omnis ante actae vitae hodierno die maximumcepit, cum summo consensu senatus, tum iudicio tuo gravissimo et maximo. Exquo profecto intellegis quanta in dato beneficio sit laus, cum in accepto sittanta gloria.

Traduzione:

Infatti, dalla vicenda di molte persone e soprattutto dalla mia vicenda personale, io per parte mia ho capito una cosa, ma l’hanno capita tutti poco fa, quando hai concesso M. Marcello al senato e alla repubblica, specialmente dopo averne ricordato le offese: tu poni l’autorità dell’ordine senatorio e la dignità della repubblica perfino al di sopra dei tuoi risentimenti e dei tuoi sospetti. Egli di certo oggi ha colto il frutto più ambito di tutta la vita condotta fin qui, e l’ha potuto fare non soltanto per l’unanime consenso del senato ma anche per il tuo assenso, che è il più autorevole e il più importante. Da ciò senz’altro si capisce quanto grande sia il merito nel concedere un beneficio, se è così grande la gloria in chi lo riceve.

Difesa di Marcello – Brano 4:

Testo originale:

Est vero fortunatus ille, cuius ex salute non minor paene adomnis quam ad ipsum ventura sit laetitia pervenerit. Quod quidem ei meritoatque optimo iure contigit. Quis enim est illo aut nobilitate aut probitateaut optimarum artium studio aut innocentia aut ullo laudis genere praestantior?[II] Nullius tantum flumen est ingeni, nullius dicendi aut scribendi tanta vis,tanta copia, quae non dicam exornare, sed enarrare, C. Caesar, res tuas gestaspossit. Tamen adfirmo, et hoc pace dicam tua, nullam in his esse laudemampliorem quam eam quam hodierno die consecutus es.

Traduzione:

Egli è proprio un uomo fortunato, poiché dalla sua salvezza deriverà sé sollievo per lui, ma si può dire che un sollievo non minore è venuto per la comunità: e questo riconoscimento gli è toccato sicuramente secondo il merito e secondo i principi sacri del diritto. Chi infatti è più insigne di lui per nobiltà di nascita, per onestà, per amore della cultura, per integrità o per ogni altra qualità degna di lode? Il Nessuno possiede un’ispirazione così travolgente, nessuno ha tanta efficacia ed eloquenza di oratore o di scrittore da poter, non dico abbellire, ma anche solo esporre per filo e per segno le tue imprese, C. Cesare; tuttavia, con tua buona pace, io affermo una cosa: in tutte queste imprese tu non hai conseguito gloria maggiore di quella che hai riportato oggi.

Difesa di Marcello – Brano 5:

Testo originale:

Soleo saepe ante oculos ponere, idque libenter crebris usurpare sermonibus, omnis nostrorum imperatorum, omnis exterarum gentium potentissimorumque populorum, omnis clarissimorum regum res gestas, cum tuis nec contentionum magnitudine nec numero proeliorum nec varietate regionum nec celeritate conficiendi nec dissimilitudine bellorum posse conferri; nec vero disiunctissimas terras citius passibus cuiusquam potuisse peragrari, quam tuis non dicam cursibus, sed victoriis lustratae sunt.

Traduzione:

Spesso mi figuro un pensiero e volentieri continuo a ripeterlo nelle mie conversazioni: tutte le imprese dei nostri condottieri, tutte quelle delle nazioni straniere e dei popoli più potenti, tutte quelle dei più famosi re non potrebbero essere paragonate con le tue né per la rilevanza degli scontri né per il numero dei combattimenti né per la varietà delle zone geografiche né per la rapidità dell’azione né per la diversità della tattica; senza contare che nessuno nel suo cammino avrebbe potuto percorrere regioni più distanti più velocemente di quanto tu le abbia battute, non dico nelle tue marce, ma addirittura con le tue vittorie.

Difesa di Marcello – Brano 6:

Testo originale:

Quae quidem ego nisi ita magna esse fatear, ut ea vix cuiusquam mens aut cogitatio capere possit, amens sim: sed tamen sunt alia maiora. Nam bellicas laudes solent quidam extenuare verbis, easque detrahere ducibus, communicare cum multis, ne propriae sint imperatorum. Et certe in armis militum virtus, locorum opportunitas, auxilia sociorum, classes, commeatus multum iuvant: maximam vero partem quasi suo iure Fortuna sibi vindicat, et quicquid prospere gestum est, id paene omne ducit suum.

Traduzione:

E se per parte mia non riconoscessi che questi fatti sono tanto grandi da poter essere a stento compresi dall’intelletto e dalla fantasia di alcuno, sarei pazzo; ma tuttavia ci sono altri meriti più grandi. Infatti c’è chi parlando è solito sminuire la gloria militare, sottrarla ai comandanti e farne partecipi molti altri per non darne l’esclusivo merito ai condottieri.” È certo che in guerra sono di grande aiuto il valore dei soldati, la posizione strategica, gli aiuti degli alleati, le flotte, i servizi logistici; eppure la parte principale la rivendica a sé la Fortuna, come in base a un suo diritto, e qualunque impresa vada a buon fine la ritiene opera quasi tutta sua.

Difesa di Marcello – Brano 7:

Testo originale:

At vero huius gloriae, C. Caesar, quam es paulo ante adeptus, socium habes neminem: totum hoc quantumcumque est (quod certe maximum est) totum est, inquam, tuum. Nihil sibi ex ista laude centurio, nihil praefectus, nihil cohors, nihil turma decerpit: quin etiam illa ipsa rerum humanarum domina, Fortuna, in istius societatem gloriae se non offert: tibi cedit; tuam esse totam et propriam fatetur. Numquam enim temeritas cum sapientia commiscetur, neque ad consilium casus admittitur.

Traduzione:

Invece questa gloria che ti sei conquistato poco fa, C. Cesare, non la devi spartire con nessuno: tutto questo merito, per quanto grande sia (ed è certamente grandissimo), tutto – lo ripeto – è tuo; di questa gloria, non c’é centurione, prefetto, coorte, squadrone che rivendica una parte per sé, e perfino la stessa nota signora delle vicende umane, la Fortuna, non si fa avanti per aver parte di questa gloria: cede davanti a te, ammette che essa è interamente di tua esclusiva proprietà. Infatti l’avventatezza non è mai unita alla saggezza e il caso non è mai ammesso ai consigli della ragione.

Difesa di Marcello – Brano 8:

Testo originale:

Domuisti gentis immanitate barbaras, multitudine innumerabilis, locis infinitas, omni copiarum genere abundantis: sed tamen ea vicisti, quae et naturam et condicionem ut vinci possent habebant. Nulla est enim tanta vis,quae non ferro et viribus debilitari frangique possit. Animum vincere,iracundiam cohibere, victoriam temperare, adversarium nobilitate, ingenio,virtute praestantem non modo extollere iacentem, sed etiam amplificare eiuspristinam dignitatem, haec qui fecit, non ego eum cum summis viris comparo, sedsimillimum deo iudico.

Traduzione:

Tu hai sottomesso nazioni feroci e barbare, innumerevoli nella loro moltitudine, infinite per i loro stanziamenti, ben fornite di ogni genere di risorse; e comunque hai vinto: quelle si trovavano nella condizione naturale per poter essere vinte, perché non esiste una forza tanto grande da non poter esser indebolita e piegata dalla forza delle armi. Ma vincere se stessi, trattenere la collera, perdonare al vinto, non soltanto sollevare l’avversario insigne per nobiltà, ingegno e virtù quando è caduto, ma anche aumentare la sua dignità d’un tempo: se qualcuno si comporta così, io non lo paragono ai più grandi uomini ma lo giudico assai simile a un dio?

Difesa di Marcello – Brano 9:

Testo originale:

Itaque, C. Caesar, bellicae tuae laudes celebrabunturillae quidem non solum nostris, sed paene omnium gentium litteris atquelinguis, nec ulla umquam aetas de tuis laudibus conticescet. Sed tamen eiusmodi res nescio quo modo etiam cum leguntur, obstrepi clamore militum videnturet tubarum sono. At vero cum aliquid clementer, mansuete, iuste, moderate, sapienter factum — in iracundia praesertim, quae est inimica consilio, et in victoria, quae naturainsolens et superba est — audimus aut legimus, quo studio incendimur, non modoin gestis rebus, sed etiam in fictis, ut eos saepe, quos numquam vidimus,diligamus!

Traduzione:

Pertanto, C. Cesare, le tue note glorie militari saranno si celebrate dalla tradizione scritta e orale, non soltanto nostra, ma praticamente di tutti i popoli, e nessuna età mai potrà pensare di tacere le tue glorie; e tuttavia imprese di tal genere, non so come, anche solo a leggerle, pare che siano sopraffatte dal vociare dei soldati e dal suono delle trombe. Invece, quando noi ascoltiamo o leggiamo che qualche risultato è stato ottenuto con la clemenza, con la mitezza, con la giustizia, con la moderazione, con la saggezza, soprattutto in un momento di collera, che è nemica della riflessione, e nella condizione di vincitore, che per natura è eccessiva e arrogante, da quale entusiasmo non siamo presi, non soltanto di fronte a imprese realmente avvenute ma anche di fronte a quelle immaginarie, al punto di amare spesso persone che non abbiamo mai visto!

Difesa di Marcello – Brano 10:

Testo originale:

Te vero, quem praesentem intuemur, cuius mentem sensusque et os cernimus, ut, quicquid belli fortuna reliquum rei publicae fecerit, id essesalvum velis, quibus laudibus efferemus? quibus studiis prosequemur? quabenevolentia complectemur? Parietes (me dius fidius) ut mihi videtur huiuscuriae tibi gratias agere gestiunt, quod brevi tempore futura sit illaauctoritas in his maiorum suorum et suis sedibus. [IV] Equidem cum C. Marcelli,viri optimi et commemorabili pietate praediti, lacrimas modo vobiscum viderem,omnium Marcellorum meum pectus memoria obfudit, quibus tu etiam mortuis, M.Marcello conservato, dignitatem suam reddidisti, nobilissimamque familiam iamad paucos redactam paene ab interitu vindicasti.

Traduzione:

Ma trattandosi di te, che osserviamo qui fra noi e di cui vediamo bene il pensiero, i sentimenti, l’espressione, che esprimono la tua volontà di mantenere intatto tutto quello che della repubblica hanno lasciato le vicende della guerra, con quali lodi non ti celebreremo, con quale ardore non ti circonderemo, con quale affetto non ti ameremo? In nome di Dio, le pareti di questa curia mi pare che desiderino ardentemente ringraziarti, pensando che fra breve quel cittadino autorevole” sarò qui, fra questi seggi, che sono stati dei suoi antenati e suoi. [IV] Davvero mentre osservavo poco fa insieme a voi le lacrime di C. Marcello, uomo irreprensibile e animato da un amore fraterno esemplare, ha inondato il mio cuore il ricordo di tutti i Marcelli: a costoro, anche in morte, tu hai restituito la loro dignità graziando M. Marcello e hai praticamente salvato dall’estinzione una famiglia nobilissima ridotta ormai a pochi membri.

Difesa di Marcello – Brano 11:

Testo originale:

Hunc tu igitur diem tuis maximis et innumerabilibus gratulationibus iure antepones. Haec enim res unius est propria C. Caesaris: ceterae duce te gestae magnae illae quidem, sed tamen multo magnoque comitatu. Huius autem rei tu idem es et dux et comes: quae quidem tanta est, ut tropaeis et monumentis tuis adlatura finem sit aetas, — nihil est enim opere et manu factum, quod non [aliquando] conficiat et consumat ventustas:

Traduzione:

A buon diritto allora tu poni il fatto di oggi al di sopra dei solenni e innumerevoli rendimenti di grazie che hai ricevuto.” Infatti questo gesto è proprio del solo C. Cesare; le altre imprese sono si state compiute sotto la tua guida, e si tratta certo di grandi imprese: ma erano con te tuttavia numerosi e bravi collaboratori. Di questa azione invece tu sei nel contempo capo e collaboratore: ed essa è tanto grande che il tempo potrà metter fine ai tuoi trofei e ai tuoi monumenti – non esiste infatti nulla prodotto dalla mano dell’uomo che il passar del tempo non consumi e distrugga:

Difesa di Marcello – Brano 12:

Testo originale:

 at haec [tua iustitia et lenitas animi] florescet cotidie magis, ita ut quantum tuis operibus diuturnitas detrahet, tantum adferat laudibus. Et ceteros quidem omnis victores bellorum civilium iam ante aequitate et misericordia viceras:hodierno vero die te ipsum vicisti. Vereor ut hoc, quod dicam, perindeintellegi possit auditum atque ipse cogitans sentio: ipsam victoriam vicissevideris, cum ea quae illa erat adepta victis remisisti. Nam cum ipsiusvictoriae condicione omnes victi occidissemus, clementiae tuae iudicioconservati sumus. Recte igitur unus invictus es, a quo etiam ipsius victoriaecondicio visque devicta est.

Traduzione:

ma la giustizia e la mitezza che hai mostrato oggi fioriranno ogni giorno di più, così tutto ciò che il tempo sottrarrà alle tue gesta, lo aggiungerà alla tua gloria. È vero, tu avevi vinto con la tua equità e la tua clemenza i vincitori di tutte le altre guerre civili: oggi però hai vinto te stesso. Temo che queste mie parole non possano essere intese da voi che ascoltate così come io le concepisco nella mia mente: mi pare che tu abbia vinto la stessa vittoria nel momento in cui hai restituito ai vinti ciò che essa aveva loro tolto. Infatti, quando in base al diritto proprio della stessa vittoria noi tutti, che siamo stati sconfitti, secondo le convenzioni eravamo morti, siamo stati graziati per decisione della tua clemenza. Corretto dunque chiamare soltanto colui che ha sconfitto del tutto anche il diritto spietato della stessa vittoria.

Difesa di Marcello – Brano 13:

Testo originale:

Atque hoc C. Caesaris iudicium, patres conscripti, quam late pateat attendite. Omnes enim, qui ad illa arma fato sumus nescio quo rei publicaemisero funestoque compulsi, etsi aliqua culpa tenemur erroris humani, scelerecerte liberati sumus. Nam cum M. Marcellum deprecantibus vobis rei publicaeconservavit, me et mihi et item rei publicae, nullo deprecante, reliquosamplissimos viros et sibi ipsos et patriae reddidit: quorum et frequentiam etdignitatem hoc ipso in consessu videtis. Non ille hostis induxit in curiam,sed iudicavit a plerisque ignoratione potius et falso atque inani metu quamcupiditate aut crudelitate bellum esse susceptum.

Traduzione:

E considerate, o senatori, le numerose conseguenze di questa decisione di C. Cesare. Infatti noi tutti che a quella guerra siamo stati spinti da non so quale destino infelice e avverso per la repubblica, anche se ci riconosciamo colpevoli di un errore umano, siamo stati almeno prosciolti dall’accusa di tradimento. Quando infatti egli ha restituito M. Marcello alla repubblica grazie alla vostra intercessione, quando ha restituito me a me stesso e alla repubblica senza l’intercessione di nessuno e quando ha ridato gli altri uomini facoltosi a loro stessi e alla patria (li potete vedere, numerosi e autorevoli, proprio in questo consesso), non ha ammesso nella curia dei nemici, ma ha giudicato che la maggioranza aveva intrapreso la guerra contro di lui per ignoranza e per un timore falso e infondato, non per ambizione o per crudeltà.

Difesa di Marcello – Brano 14:

Testo originale:

Quo quidem in bello semper de pace audiendum putavi, semperque dolui non modo pacem, sed etiam orationem civium pacem flagitantium repudiari. Neque enim ego illa nec ulla umquam secutus sum arma civilia; semperque mea consilia pacis et togae socia, non belli atque armorum fuerunt. Hominem sum secutus privato consilio, non publico; tantumque apud me grati animi fidelis memoria valuit, ut nulla non modo cupiditate, sed ne spe quidem, prudens et sciens tamquam ad interitum ruerem voluntarium.

Traduzione:

E in questa guerra appunto ho sempre pensato che si dovesse ascoltare chi parlava di pace, e mi sono sempre addolorato perché ci si rifiutava non soltanto di fare la pace, ma anche di ascoltare i cittadini che chiedevano a gran voce la pace. lo non ho mai partecipato a quella guerra civile e nemmeno a qualche altra, e le mie risoluzioni sono sempre state a sostegno della pace e della vita civile, e non della guerra e della discordia.” Sono stato al seguito di quell’uomo per devozione personale, non per obbligo politico, e in me fu così vivo il ricordo costante della mia gratitudine da correre incontro con piena consapevolezza per così dire a una rovina volontaria, senza ambizione alcuna e per di più senza alcuna speranza.”

Difesa di Marcello – Brano 15:

Testo originale:

Quod quidem meum consilium minime obscurum fuit.Nam et in hoc ordine integra re multa de pace dixi, et in ipso bello eademetiam cum capitis mei periculo sensi. Ex quo nemo iam erit tam iniustusexistimator rerum, qui dubitet quae Caesaris de bello voluntas fuerit, cumpacis auctores conservandos statim censuerit, ceteris fuerit iratior. Atque idminus mirum fortasse tum, cum esset incertus exitus et anceps fortuna belli:qui vero victor pacis auctores diligit, is profecto declarat se maluisse nondimicare quam vincere.

Traduzione:

E di certo questo mio intendimento non fu per nulla nascosto: in questa assemblea, quando la situazione non era ancora precipitata, io ho parlato a lungo della pace e perfino durante la guerra la pensavo allo stesso modo, anche col rischio della mia vita. Di conseguenza nessuno vorrà considerare i fatti in modo tanto parziale da non sapere ancora bene quali siano state le intenzioni di Cesare sulla guerra, dal momento che ha pensato subito di dover graziare i fautori della pace, ma si è dimostrato piuttosto risentito nei confronti degli altri. E questo suo proposito poteva forse sembrare non troppo strano allora, dato che l’esito della guerra pareva incerto e alterne le vicende: in realtà chi da vincitore apprezza i fautori della pace, costui sicuramente dimostra che avrebbe preferito non combattere piuttosto che vincere.

Difesa di Marcello – Brano 16:

Testo originale:

Atque huius quidem rei M. Marcello sum testis. Nostri enim sensus ut in pace semper, sic tum etiam in bello congruebant. Quotiens ego eum et quanto cum dolore vidi, cum insolentiam certorum hominum tum etiam ipsius victoriae ferocitatem extimescentem! Quo gratior tua liberalitas, C. Caesar, nobis, quiilla vidimus, debet esse. Non enim iam causae sunt inter se, sed victoriaecomparandae.

Traduzione:

E questo atteggiamento io lo posso testimoniare in M. Marcello, dal momento che le nostre intenzioni in pace sono sempre state in sintonia, ma anche allora in guerra lo erano. Quante volte e con quanto dolore l’ho visto temere l’arroganza di ben noti personaggi e anche la crudeltà della vittoria stessa ! E per questo la tua generosità, C. Cesare, inevitabilmente è più gradita a noi che abbiamo vi sto quegli estremismi: dobbiamo infatti confrontare non già le motivazioni della guerra ma le conseguenze della vittoria.

Difesa di Marcello – Brano 17:

Testo originale:

Vidimus tuam victoriam proeliorum exitu terminatam: gladium vagina vacuum in urbe non vidimus. Quos amisimus civis, eos Martis visperculit, non ira victoriae; ut dubitare debeat nemo quin multos, si fieriposset, C. Caesar ab inferis excitaret, quoniam ex eadem acie conservat quospotest. Alterius vero partis nihil amplius dicam quam (id quod omnesverebamur) nimis iracundam futuram fuisse victoriam.

Traduzione:

Abbiamo assistito alla tua vittoria, che non è andata oltre la fine dei combattimenti: a Roma non s’è vista una spada sguainata; è concittadini che abbiamo perso li ha colpiti la furia di Marte, non l’ira di chi ha vinto, di modo che nessuno deve dubitare che C. Cesare se potesse richiamerebbe molte persone dall’aldilà poiché egli fa di tutto per graziare chi appartiene anche alla schiera nemica. Del partito avversario, invece, non posso dire altro se non che la sua vittoria sarebbe di fatto stata troppo violenta, ed era questo che temevamo.”

Difesa di Marcello – Brano 18:

Testo originale:

Quidam enim non modo armatis, sed interdum etiam otiosis minabantur; nec quid quisque sensisset, sed ubi fuisset cogitandum esse dicebant: ut mihi quidem videantur di immortales, etiam si poenas a populo Romano ob aliquod delictum expetiverunt, qui civile bellum tantum et tam luctuosum excitaverunt, vel placati iam vel satiati aliquando, omnem spem salutis ad clementiam victoris et sapientiam contulisse.

Traduzione:

Alcuni infatti minacciavano non soltanto chi era sceso in campo ma talvolta anche chi era al di sopra delle parti e sostenevano che bisognava considerare non quello che ciascuno pensava ma da quale parte stava; al punto che mi sembra proprio che gli dei immortali – loro che hanno acceso una guerra civile così imponente e così sanguinosa -, anche se hanno voluto far pagare al popolo Romano il fio per qualche colpa, sia perché ormai placati sia perché finalmente soddisfatti, hanno riposto la speranza di salvezza nella saggia clemenza del vincitore .

Difesa di Marcello – Brano 19:

Testo originale:

Qua re gaude tuo isto tam excellenti bono, et fruere cum fortuna et gloria, tum etiam natura et moribus tuis: ex quo quidem maximus est fructus iucunditasque sapienti. Cetera cum tua recordabere, etsi persaepe virtuti, tamen plerumque felicitati tuae gratulabere: de nobis, quos in re publica tecum simul essevoluisti, quotiens cogitabis, totiens de maximis tuis beneficiis, totiens deincredibili liberalitate, totiens de singulari sapientia tua cogitabis: quaenon modo summa bona, sed nimirum audebo vel sola dicere. Tantus est enimsplendor in laude vera, tanta in magnitudine animi et consili dignitas, ut haeca virtute donata, cetera a fortuna commodata esse videantur.

Traduzione:

Pertanto rallegrati per questa tua dote tanto insigne e godi della tua buona sorte e della tua gloria, come pure del tuo carattere e delle tue abitudini: proprio da ciò deriva a chi è saggio il più grande successo e la più grande felicità. Quando tu ricorderai le tue gesta, ti rallegrerai si molte volte del tuo valore, ma più ancora della tua fortuna ; tutte le volte che penserai a noi, che hai voluto che restassimo insieme a te a far parte della repubblica, penserai ogni volta al bene che hai fatto, alla tua incredibile generosità, alla tua peculiare saggezza: queste virtù non soltanto costituiscono i beni sommi, ma arriverei a dire che sono forse gli unici . Infatti c’è una così grande distinzione nella vera gloria e una così grande dignità nella grandezza d’animo e di intelligenza, che queste doti sembrano un dono del valore, mentre tutte le altre un prestito della sorte.

Difesa di Marcello – Brano 20:

Testo originale:

Noli igitur in conservandis bonis viris defetigari — non cupiditate praesertim aliqua aut pravitate lapsis, sed opinione offici stulta fortasse, certe non improba, et specie quadam rei publicae: non enim tua culpa est si te aliqui timuerunt, contraque summa laus, quod minime timendum fuisse senserunt.

Traduzione:

Dunque sii infaticabile nel graziare persone perbene che sono cadute in errore non per qualche particolare ambizione e per malvagità, ma forse per un’insensata valutazione del da farsi, certo non in malafede, e per una loro illusoria idea di stato. Tu infatti non hai nessuna colpa se alcuni hanno avuto paura di te: al contrario è per te grandissimo motivo di gloria il fatto che alcuni hanno capito che non avrebbero dovuto affatto averne.

Difesa di Marcello – Brano 21:

Testo originale:

Nunc venio ad gravissimam querelam et atrocissimam suspicionem tuam, quae non tibi ipsi magis quam cum omnibus civibus tum maxime nobis, qui a te conservati sumus, providenda est: quam etsi spero falsam esse, tamen numquam extenuabo verbis. Tua enim cautio nostra cautio est, ut si in alterutropeccandum sit, malim videri nimis timidus quam parum prudens. Sed quisnam estiste tam demens? De tuisne? — tametsi qui magis sunt tui quam quibus tusalutem insperantibus reddidisti? — an ex hoc numero, qui una tecum fuerunt?Non est credibilis tantus in ullo furor, ut quo duce omnia summa sit adeptus,huius vitam non anteponat suae. An si nihil tui cogitant sceleris, cavendumest ne quid inimici? Qui? omnes enim, qui fuerunt, aut sua pertinacia vitamamiserunt, aut tua misericordia retinuerunt; ut aut nulli supersint deinimicis, aut qui fuerunt sint amicissimi.

Traduzione:

Vengo ora alla tua gravissima lagnanza e al tuo atrocissimo sospetto : a prevenirlo devi essere tu stesso, ma allo stesso modo tutti i cittadini e soprattutto noi che siamo stati graziati da te; e anche se ho la speranza che sia infondato, tuttavia non lo sottovaluterò mai, poiché la tua sicurezza è la nostra sicurezza: e così, se fosse inevitabile commettere un errore in un senso o nell’altro, preferirei sembrare troppo timoroso piuttosto che poco prudente. Ma chi mai è questo attentatore così fuori di sé? uno dei tuoi – per quanto chi è tuo più di coloro a cui tu hai restituito la vita quando ormai non lo speravano più? – o uno di quel gruppo che fu dalla tua parte? Non è plausibile in nessuno una follia tale da non fargli porre al di sopra della propria vita quella di colui al seguito del quale ha ottenuto ogni più grande bene. Dunque, se i tuoi non tramano nessun delitto, bisogna guardarsi che non lo facciano gli avversari? Ma chi? tutti quelli che lo sono stati o hanno perso la vita per la loro ostinazione o l’hanno avuta salva per la tua clemenza; e così o di avversari non ce ne sono più o, quelli che lo sono stati, ora sono i tuoi migliori amici.

Difesa di Marcello – Brano 22:

Testo originale:

Sed tamen cum in animis hominum tantae latebrae sint et tanti recessus, augeamus sane suspicionem tuam; simul enim augebimus diligentiam. Nam quis est omnium tam ignarus rerum, tam rudis in re publica, tam nihil umquam nec de sua nec de communi salute cogitans, qui non intellegat tua salute contineri suam, et ex unius tua vita pendere omnium? Equidem de te dies noctisque (ut debeo) cogitans, casus dumtaxat humanos et incertos eventus valetudinis et naturae communis fragilitatem extimesco; doleoque, cum res publica immortalis esse debeat, eam in unius mortalis anima consistere.

Traduzione:

Tuttavia, dal momento che nell’animo umano ci sono cosi grandi segreti tanto nascosti, lasciamo pure crescere il tuo sospetto: nello stesso tempo infatti faremo crescere il numero di chi vigila. Infatti chi di noi tutti è così lontano dalla realtà, così inesperto di politica, così per nulla preoccupato della propria salvezza e di quella pubblica da non capire che la propria salvezza è tutt’uno con la tua e che dalla vita di te solo dipende quella di tutti? Da parte mia, pensando a te giorno e notte, com’è doveroso, comincio a temere per lo meno le vicende dell’uomo, le tue mutevoli condizioni di salute, la fragilità della natura umana e sono addolorato per il fatto che, mentre la repubblica deve essere immortale, essa si basa sulla vita di una sola persona mortale.

Difesa di Marcello – Brano 23:

Testo originale:

Si vero ad humanos casus incertosque motus valetudinis sceleris etiam accedit insidiarumque consensio, quem deum, si cupiat, posse opitulari rei publicae credamus? [VIII] Omnia sunt excitanda tibi, C. Caesar, uni, quae iacere sentis, belli ipsius impetu, quod necesse fuit, perculsa atque prostrata: constituenda iudicia, revocanda fides, comprimendae libidines, propaganda suboles: omnia, quaedilapsa iam diffluxerunt, severis legibus vincienda sunt.

Traduzione:

Se poi alle vicende umane e al mutevole stato di salute aggiungiamo anche l’accordo criminale per ucciderti, quale dio crediamo che, anche volendo, potrebbe aiutare la repubblica? [VIII] Tu soltanto, C. Cesare, devi risollevare tutto quanto ti rendi conto che, per l’effetto devastante della stessa guerra, giace a terra completamente abbattuto, come era inevitabile che avvenisse: devi riordinare l’amministrazione della giustizia, ristabilire il credito, frenare il malcostume, favorire l’incremento demografico, ristrutturare con leggi severe tutte le istituzioni che sono ormai decadute e andate in rovina.

Difesa di Marcello – Brano 24:

Testo originale:

Non fuit recusandum in tanto civili bello, tanto animorum ardore et armorum, quin quassata res publica, quicumque belli eventus fuisset, multa perderet et ornamenta dignitatis et praesidia stabilitatis suae; multaque uterque dux faceret armatus, quae idem togatus fieri prohibuisset. Quae quidem tibi nunc omniabelli volnera sananda sunt, quibus praeter te nemo mederi potest.

Traduzione:

Non sarebbe stato possibile evitare che, in una così grande guerra civile, in un così grande fermento di passioni e di armi, la repubblica uscisse sconvolta e perdesse – qualunque fosse stato l’esito della guerra – molti ornamenti del suo prestigio e molti sostegni della sua stabilità, e nemmeno che entrambi i comandanti durante la guerra si comportassero in molti casi come poi in pace avrebbero proibito di fare. A tutte queste ferite di guerra dunque spetta a te ora rimediare: nessuno, al di fuori di te, può prescriverne la cura.

Difesa di Marcello – Brano 25:

Testo originale:

Itaque illam tuam praeclarissimam et sapientissimam vocem invitus audivi: “Satis diu vel naturae vixi vel gloriae.” Satis, si ita vis, fortasse naturae, addo etiam, si placet, gloriae: at, quod maximum est, patriae certe parum. Qua re omitte istam, quaeso, doctorum hominum in contemnenda morte prodentiam: noli nostro periculo esse sapiens. Saepe enim venit ad auris meas te idem istud nimiscrebro dicere, tibi satis te vixisse. Credo: sed tum id audirem, si tibi soliviveres, aut si tibi etiam soli natus esses. Omnium salutem civium cunctamquerem publicam res tuae gestae complexae sunt: tantum abes a perfectionemaximorum operum, ut fundamenta nondum quae cogitas ieceris. Hic tu modumvitae tuae non salute rei publicae, sed aequitate animi definies? Quid, siistud ne gloriae tuae quidem satis est? cuius te esse avidissimum, quamvis sissapiens, non negabis.

Traduzione:

Di conseguenza ho ascoltato malvolentieri quella tua affermazione piena di dignitosa saggezza: “Ho vissuto abbastanza sia rispetto ai miei anni sia rispetto alla mia gloria”. Se proprio lo vuoi, hai vissuto abbastanza forse rispetto agli anni, aggiungiamo pure rispetto alla gloria, se lo desideri: ma di certo troppo poco rispetto alla patria, che è ciò che più importa. Per questo motivo lascia da parte – ti prego – questa saggezza da filosofo nel disprezzare la morte: non essere un sapiente a nostre spese! Spesso infatti è arrivato alle mie orecchie che tu vai ripetendo troppo di frequente questa medesima frase: che hai vissuto abbastanza per te. Credo che tu lo pensi davvero: ma io ti darei retta soltanto se tu vivessi per te solo o se tu fossi nato ancora per te solo. Invece le tue imprese ti hanno legato alla salvezza di tutti i cittadini e all’intera repubblica; e sei tanto lontano dal completamento delle tue opere più importanti che non hai ancora gettato le fondamenta che hai in animo di gettare. A questo punto tu vuoi limitare la durata della tua vita, tenendo conto non della salvezza della repubblica ma della serenità del tuo animo? E se io dicessi che tutto ciò non è sufficiente neppure per la gloria? Non negherai che, nonostante la tua saggezza, questa è una cosa cui aspiri moltissimo.

Brano 26:

Testo originale:

Parumne igitur, inquies, magna relinquemus? Immo veroaliis quamvis multis satis, tibi uni parum. Quicquid est enim, quamvis amplumsit, id est parum tum, cum est aliquid amplius. Quod si rerum tuarumimmortalium, C. Caesar, hic exitus futurus fuit, ut devictis adversariis rempublicam in eo statu relinqueres in quo nunc est, vide, quaeso, ne tua divinavirtus admirationis plus sit habitura quam gloriae: si quidem gloria estinlustris ac pervagata magnorum vel in suos vel in patriam vel in omne genushominum fama meritorum.

Traduzione:

Tu obbietterai: “Lascerò forse opere poco grandi?”. Tutt’altro: per gli altri, anche se numerosi, e abbastanza; per te solo ? troppo poco, poiché qualunque cosa, per quanto grande sia, risulta piccola quando ce n’è un’altra più grande. E se questo doveva essere il risultato delle tue imprese immortali, C. Cesare, cioè sgominare gli avversari ma lasciare la repubblica nella condizione in cui si trova ora, fa’ in modo – ti prego – che la tua virtù divina non sia destinata ad avere più ammirazione che gloria, poiché la gloria è l’illustre e generale fama dei grandi meriti sia verso i propri concittadini sia verso la patria sia verso l’intero genere umano.

Difesa di Marcello

Brano 27:

Testo originale:

Haec igitur tibi reliqua pars est: hic restat actus, in hoc elaborandum est, ut rem publicam constituas, eaque tu in primis summa tranquillitate et otio perfruare: tum te, si voles, cum et patriae quod debes solveris, etnaturam ipsam expleveris satietate vivendi, satis diu vixisse dicito. Quid estenim [omnino] hoc ipsum diu, in quo est aliquid extremum? quod cum venit,omnis voluptas praeterita pro nihilo est quia postea nulla est futura.Quamquam iste tuus animus numquam his angustiis, quas natura nobis ad vivendumdedit, contentus fuit: semper immortalitatis amore flagravit.

Traduzione:

Dunque questa è la parte che ti rimane, ti resta questo atto in questo ti devi impegnare fino in fondo: organizzare la repubblica e goderne tu per primo in grande tranquillità e pace; quando avrai pagato alla patria il tuo debito e, ormai sazio di vivere, avrai soddisfatto la natura stessa, allora, se vorrai, dirai di aver vissuto abbastanza a lungo. Infatti che cos’è in fondo questo vivere a lungo visto che implica un limite estremo? Quando quest’ultimo è giunto, ogni gioia passata non conta nulla perché non ce ne sarà altra.` Nonostante ciò, questo tuo animo non fu mai pago entro gli stretti limiti che la natura ha stabilito alla nostra vita: arse sempre d’amore per l’immortalità.

Difesa di Marcello

Brano 28:

Testo originale:

Nec vero haec tua vita ducenda est, quae corpore et spiritu continetur. Illa, inquam, illa vita est tua, quae vigebit memoria saeculorum omnium, quam posteritas alet, quam ipsa aeternitas semper tuebitur. Huic tu inservias, huic te ostentes oportet, quae quidem quae miretur iam pridem multa habet: nunc etiam quaelaudet exspectat. Obstupescent posteri certe imperia, provincias, Rhenum,Oceanum, Nilum, pugnas innumerabilis, incredibilis victorias, monimenta,munera, triumphos audientes et legentes tuos.

Traduzione:

Eppure non bisogna pensare che la tua vita è questa che consta di corpo e anima: la tua, io dico, è quella vita che sarà viva nel ricordo di ogni generazione, che i posteri tramanderanno, che la stessa eternità conserverà sempre. A quest’ultima devi pensare, a quest’ultima ti devi mostrare: essa già da tempo ha molti motivi per ammirarti e ora ne aspetta anche per lodarti. I posteri di certo resteranno stupiti nell’ascoltare e nel leggere i tuoi comandi militari, le province conquistate, il Reno, l’Oceano, il Nilo, le innumerevoli battaglie, l’e vittorie incredibili, i monumenti, le donazioni, i trionfi.

Difesa di Marcello

Brano 29:

Testo originale:

Sed nisi haec urbs stabilita tuis consiliis et institutis erit, vagabitur modo tuum nomen longe atque late: sedem stabilem et domicilium certum non habebit. Erit inter eos etiam qui nascentur, sicut inter nos fuit, magna dissensio, cum alii laudibus ad caelum res tuas gestas efferent, alii fortasse aliquidrequirent, idque vel maximum, nisi belli civilis incendium salute patriaerestinxeris, ut illud fati fuisse videatur, hoc consili. Servi igitur eis etiam iudicibus, qui multis post saeculis de te iudicabunt, et quidem haud scio an incorruptius quam nos. Nam et sine amore et sine cupiditate et rursus sine odio et sine invidia iudicabunt.

Traduzione:

Ma se questa città non risulterà organizzata stabilmente sulla base dei provvedimenti dettati dal tuo discernimento, il tuo buon nome non farà che vagare in lungo e in largo senza avere una sede fissa e un domicilio stabile. Anche fra chi nascerà dopo di noi, così come è successo fra noi, sarà grande il contrasto, poiché alcuni innalzeranno al cielo le tue imprese, altri forse troveranno che manca qualcosa – per di più davvero molto importante – se tu non avrai spento l’incendio della guerra civile donando la salvezza alla patria: sicché la prima sembra opera del fato, la seconda della tua saggezza. Pensa allora a quei giudici che ti giudicheranno fra molti secoli e a dire il vero, con ogni probabilità, in modo più imparziale di noi, perché ti giudicheranno senza affetti e passioni e ancora senza odio e senza invidia.

Difesa di Marcello

Brano 30:

Testo originale:

 Id autem etiam si tum ad te, ut quidam falsoputant, non pertinebit, nunc certe pertinet esse te talem, ut tuas laudesobscuratura nulla umquam sit oblivio. [X] Diversae voluntates civium fuerunt, distractaeque sententiae. Non enim consiliis solum et studiis, sed armis etiam et castris dissidebamus. Erat enim obscuritas quaedam; erat certamen inter clarissimos duces: multi dubitabant quid optimum esset, multi quid sibi expediret, multi quid deceret, non nulli etiam quid liceret.

Traduzione:

E comunque, anche se questo giudizio allora non ti riguarderà, come a torto pensano alcuni, certamente ora ti riguarda essere tale che nessun oblio possa mai oscurare la tua gloria.[X] Le aspirazioni dei cittadini furono diverse e le opinioni opposte. Non eravamo divisi infatti perché avevamo diverse soltanto le idee e le passioni ma anche le armi e gli eserciti. C’era una sorta di incertezza, c’era la lotta fra i comandanti più in vista; erano molti quelli che non sapevano quale fosse il partito migliore, che cosa convenisse loro, che cosa fosse dignitoso e alcuni anche che cosa fosse giusto.

Difesa di Marcello

Brano 31:

Testo originale:

 Perfuncta res publica est hoc misero fatalique bello:vicit is, qui non fortuna inflammaret odium suum, sed bonitate leniret; nequeomnis quibus iratus esset, eosdem [etiam] exsilio aut morte dignos iudicaret.Arma ab aliis posita, ab aliis erepta sunt. Ingratus est iniustusque civis,qui, armorum periculo liberatus, animum tamen retinet armatum; ut etiam illemelior sit qui in acie cecidit, qui in causa animam profudit. Quae enimpertinacia quibusdam, eadem aliis constantia videri potest.

Traduzione:

La repubblica ha portato fino in fondo questa guerra sfortunata e fatale: ha vinto colui che è stato in grado non di infiammare il proprio odio con il successo, ma di mitigarlo con l’equanimità, e che non giudicava tutti quelli contro i quali era adirato passibili per questo stesso motivo di esilio o di morte. Le armi da parte di alcuni sono state deposte, ad altri sono state strappate. Ingrato e ingiusto è il cittadino che, anche se liberato dal pericolo delle armi, tuttavia mantiene armato l’animo, così che è anche migliore colui che è caduto sul campo, che ha perso la vita per la propria idea politica. Infatti quello che ad alcuni può sembrare ostinazione, lo stesso atteggiamento ad altri sembra coerenza.

Difesa di Marcello

Brano 32:

Testo originale:

Sed iam omnis fracta dissensio est armis, exstincta aequitate victoris: restat ut omnes unum velint, qui modo habent aliquid non solum sapientiae, sed etiam sanitatis. Nisi te, C. Caesar, salvo, et in ista sententia qua cum antea tum hodie vel maxime usus es manente, salvi esse non possumus. Qua re omnes te, qui haec salva esse volumus, et hortamur et obsecramus, ut vitae tuae et saluticonsulas; omnesques tibi, ut pro aliis etiam loquar quod de me ipse sentio,quoniam subesse aliquid putas quod cavendum sit, non modo excubias etcustodias, sed etiam laterum nostrorum oppositus et corporum pollicemur.

Traduzione:

Ma ormai ogni contrasto è stato eliminato dalle armi, cancellato dalla giustizia del vincitore : resta soltanto che tutti coloro che hanno non dico un po’ di saggezza, ma anche solo un po’ di buon senso abbiano un’unica aspirazione. Se tu, C. Cesare, non sei salvo e non perseveri in questo stato d’animo, che hai adottato prima e più che mai oggi, noi non possiamo esser salvi. Per questo motivo tutti noi, che vogliamo che siano salve tutte le cose, ti esortiamo e ti scongiuriamo di provvedere alla tua vita, alla tua salvezza e, poiché tu pensi che si prepari qualche insidia da cui guardarti, tutti noi – fammi esprimere il mio personale convincimento anche a nome degli altri – ti promettiamo non soltanto sentinelle notturne e guardie del corpo ma anche la difesa con il nostro petto e con il nostro corpo.

Difesa di Marcello

Brano 33:

Testo originale:

Sed, ut unde est orsa, in eodem terminetur oratio, — maximas tibi omnes gratias agimus, C. Caesar, maiores etiam habemus. Nam omnes idem sentiunt, quod ex omnium precibus et lacrimis sentire potuisti: sed quia non est omnibus stantibus necesse dicere, a me certe dici volunt, cui necesse est quodam modo,et quod fieri decet — M. Marcello a te huic ordini populoque Romano et reipublicae reddito — fieri id intellego. Nam laetari omnis non de unius solum,sed de communi omnium salute sentio.

Traduzione:

Ma voglio che la mia orazione termini proprio con quel pensiero con cui è iniziata: noi tutti ti ringraziamo infinitamente, C. Cesare, e ti siamo anche più obbligati. Tutti infatti provano lo stesso sentimento di cui hai potuto renderti conto di fronte alle preghiere e alle lacrime di tutti. Ma poiché non è necessario che tutti si alzino a parlare, vogliono senz’altro che a parlare sia io, come in certo senso è inevitabile che succeda e quello che è giusto che avvenga, comprendo che avviene: M. Marcello è stato grazie a te restituito a questo ordine, al popolo di Roma e alla repubblica. Mi rendo infatti conto che tutti si rallegrano non come se si trattasse della salvezza di uno solo, ma di quella generale.

Difesa di Marcello

Brano 34:

Testo originale:

Quod autem summae benevolentiae est, quaemea erga illum omnibus semper nota fuit, ut vix C. Marcello, optimo etamantissimo fratri, praeter eum quidem cederem nemini, cum id sollicitudine,cura, labore tam diu praestiterim, quam diu est de illius salute dubitatum,certe hoc tempore, magnis curis, molestiis, doloribus liberatus, praestaredebeo. Itaque, C. Caesar, sic tibi gratias ago, ut omnibus me rebus a te nonconservato solum, sed etiam ornato, tamen ad tua in me unum innumerabiliamerita, quod fieri iam posse non arbitrabar, maximus hoc tuo facto cumulus accesserit.

Traduzione:

E poi, dato che per tanto tempo quanto si è dubitato della sua salvezza io ho mostrato con la mia ansia, la mia preoccupazione, il mio impegno, il sentimento di un infinito affetto – e che ci sia stato da parte mia verso di lui tutti l’hanno sempre saputo, al punto che in ciò non ero secondo di certo a nessuno, e a malapena ero secondo a suo fratello C. Marcello, ottima persona e a lui molto legato -, tanto più lo devo mostrare in questa circostanza, visto che sono stato liberato dalle grandi preoccupazioni, dai fastidi, dalle amarezze. Pertanto, C. Cesare, ti rendo grazie; e in tal modo, sebbene io sia stato da te non soltanto graziato sotto ogni riguardo ma anche onorato, con tutto ciò, ai tuoi innumerevoli meriti verso di me solo, si è aggiunto – cosa che ormai non pensavo potesse avvenire – con questo tuo gesto il più degno coronamento.

Difesa di Marcello

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