Di seguito trovi il testo originale (sulla sinistra) e la traduzione (sulla destra) dello scritto Difesa di Ligario di Marco Tullio Cicerone. Buona lettura!

Difesa di Ligario – Brano 1:

Testo originale:

Nouum crimen, C. Caesar, et ante hanc diem non auditum propinquus meus ad te Q. Tubero detulit, Q. Ligarium in Africa fuisse, idque C. Pansa, praestanti uir ingenio, fretus fortasse familiaritate ea quae est ei tecum, ausus est confiteri. Itaque quo me uertam necio. Paratus enim ueneram, cum tu id neque per te scires neque audire aliunde potuisses, ut ignoratione tua ad hominis miseri salutem abuterer. Sed quoniam diligentia inimici inuestigatum est quod latebat, confitendum est, opinor, praesertim cum meus necessarius Pansa fecerit ut id integrum iam non esset, omissaque controuersia omnis oratio ad misericordiam tuam conferenda est, qua plurimi sunt conseruati, cum a te non liberationem culpae sed errati ueniam impetrauissent.

Traduzione:

Certo è una novità mai udita prima d’oggi , o Gaio Cesare, la denunzia che il mio parente Quinto Tuberone ha sporto dinanzi a te. Quinto Ligario è stato in Africa; e Gaio Pansa, che è tutt’altro che uno sciocco, fidando forse nell’amicizia da cui si sente legato a te, non ha esitato a riconoscere che questo è vero. Sicché io non so dove rivolgermi. Pensando che tu non fossi a diretta conoscenza di questo fatto e non avessi potuto apprenderlo da altri, ero venuto qui pronto ad approfittare della tua ignoranza per salvare un disgraziato. Ma poiché, per lo zelo del mio avversario, si è fatta luce su quanto era nascosto, penso proprio di dover riconoscere anch’io, tanto più che l’ha fatto il mio intimo amico Pansa, che la questione è ormai pregiudicata per me, e che, senza muovere contestazioni, ogni mia parola dev’essere rivolta ad ottenere la tua misericordia, da cui moltissimi sono stati salvati, avendo ottenuto non l’assoluzione dalla colpa, ma il perdono del loro fallo.

Difesa di Ligario – Brano 2:

Testo originale:

Habes igitur, Tubero, quod est accusatori maxime optandum, confitentem reum, sed tamen hoc confitentem se in ea parte fuisse qua te, qua uirum omni laude dignum patrem tuum. Itaque prius de uestro delicto confiteamini necesse est quam Ligari ullam culpam reprehendatis. Q. enim Ligarius, cum esset nulla belli suspicio, legatus in Africam C. Considio profectus est; qua in legatione et ciuibus et sociis ita se probauit ut decedens Considius prouincia satis facere hominibus non posset, si quemquam alium prouinciae praefecisset. Itaque Ligarius, cum diu recusans nihil profecisset, prouinciam accepit inuitus; cui sic praefuit in pace ut et ciuibus et sociis gratissima esset eius integritas et fides.

Traduzione:

Tu, dunque, o Tuberone, hai quanto di meglio un accusatore può desiderare: la confessione dell’imputato. Ma tuttavia questa confessione: che egli è stato dalla parte dalla quale siete stati anche tu e quel galantuomo di tuo padre. Perciò, prima di rimproverare a Ligario alcuna colpa, dovete riconoscere i vostri errori. Infatti Quinto Ligario partì per l’Africa in qualità di luogotenente di Gaio Considio quando non c’era alcun sentore di guerra, e in quell’ufficio riscosse tanta approvazione da parte tanto dei cittadini come dei provinciali, che Considio, alla sua partenza dalla provincia, non sarebbe riuscito ad accontentare gli amministrati se avesse messo qualche altro a capo della provincia. Sicché Ligario, non avendo ottenuto nulla con reiterati rifiuti, fin? con l’accettare contro voglia l’incarico, al quale, finché durò la pace, seppe soprintendere in modo che la sua onestà e lealtà riuscirono molto accette e ai cittadini e ai provinciali.

Difesa di Ligario – Brano 3:

Testo originale:

Bellum subito exarsit quod qui erant in Africa ante audierunt geri quam parari. Quo audito partim cupiditate inconsiderata, partim caeco quodam timore primo salutis, post etiam studi sui quaerebant aliquem ducem, cum Ligarius domum spectans, ad suos redire cupiens, nullo se implicari negotio passus est. Interim P. Attius Varus, qui praetor Africam obtinuerat, Vticam uenit; ad eum statim concursum est. Atque ille non mediocri cupiditate adripuit imperium, si illud imperium esse potuit, quod ad priuatum clamore multitudinis imperitae, nullo publico consilio deferebatur. Itaque Ligarius, qui omne tale negotium fugeret, paulum aduentu Vari conquieuit.

Traduzione:

La guerra divampò all’improvviso, e quanti si trovavano in Africa ebbero notizia dei combattimenti prima che dei preparativi. A tale annunzio, un po’ per temeraria passione di parte, un po’ per una specie d’irragionevole paura, cercavano un condottiero, che dapprima li salvasse e poi favorisse il loro partito, giacché Ligario, guardando alla patria, desideroso di tornare presso i suoi, non si lasciò implicare in alcun impegno. Frattanto Publio Azzio Varo, che allora aveva preso possesso dell’Africa in qualità di pretore, giunse ad Utica. Tutti si raccolsero subito intorno a lui. Ed egli con non poco impeto afferrò il potere, se potere poteva essere quello che a lui, cittadino privato, veniva conferito per acclamazione d’una massa irresponsabile, senza alcuna pubblica decisione. E così Ligario, che rifuggiva da ogni impegno di tal genere, con l’arrivo di Varo ottenne un po’ di tranquillità.

Difesa di Ligario – Brano 4:

Testo originale:

Adhuc, C. Caesar, Q. Ligarius omni culpa uacat. Domo est egressus non modo nullum ad bellum, sed ne ad minimam quidem suspicionem belli; legatus in pace profectus in prouincia pacatissima ita se gessit ut ei pacem expediret. Profectio certe animum tuum non debet offendere. Num igitur remansio? Multo minus. Nam profectio uoluntatem habuit non turpem, remansio necessitatem etiam honestam. Ergo haec duo tempora carent crimine, unum cum est legatus profectus, alterum cum efflagitatus a prouincia praepositus Africae est.

Traduzione:

Fino a questo momento, o Gaio Cesare, Ligario è esente da ogni colpa. Partì da Roma quando, non dico la guerra, ma non c’era di essa neppure il più vago presentimento; partito come luogotenente in tempo di pace, in una provincia del tutto tranquilla, si comportò in modo che ad essa conveniva restare in pace. La sua partenza, certo, non deve dispiacerti; ti dispiace, dunque, la sua permanenza è Molto meno. Che la partenza obbedì a un proposito non disonorevole, la permanenza ad una necessità anche onorevole. Dunque, questi due momenti restano immuni da colpa; l’uno, quando partì come luogotenente, l’altro, quando su richiesta degli amministrati fu messo a capo dell’Africa.

Difesa di Ligario – Brano 5:

Testo originale:

Tertium tempus, quod post aduentum Vari in Africa restitit, si est criminosum, necessitatis crimen est, non uoluntatis. An ille si potuisset illinc ullo modo euadere, Vticae quam Romae, cum P. Attio quam cum concordissimis fratribus, cum alienis esse quam cum suis maluisset? Cum ipsa legatio plena desideri ac sollicitudinis fuisset propter incredibilem quendam fratrum amorem, hic aequo animo esse potuit belli discidio distractus a fratribus?

Traduzione:

Il terzo momento, durante il quale rimase in Africa dopo l’arrivo di Varo, se egli è colpevole, si tratta di colpa imposta dalla necessità, quindi non volontaria. Se gli fosse stato possibile in qualche modo scappare da quel luogo, avrebbe egli forse preferito stare ad Utica anziché a Roma, con Publio Azzio anziché coi fratelli affezionatissimi, con estranei anziché coi parenti? Se il periodo stesso della sua luogotenenza fu pieno di nostalgia e di preoccupazione a causa del suo affetto davvero incredibile verso i fratelli, un uomo di tal fatta avrebbe potuto essere tranquillo trovandosi separato dai fratelli dal fronte di guerra?

Difesa di Ligario – Brano 6:

Testo originale:

Nullum igitur habes, Caesar, adhuc in Q. Ligario signum alienae a te uoluntatis; cuius ego causam animaduerte, quaeso, qua fide defendam; prodo meam. O clementiam admirabilem atque omnium laude, praedicatione, litteris monumentisque decorandam! M. Cicero apud te defendit alium in ea uoluntate non fuisse in qua se ipsum confitetur fuisse, nec tuas tacitas cogitationes extimescit, nec quid tibi de alio audienti de se occurrat, reformidat. Vide quam non reformidem, quanta lux liberalitatis et sapientiae tuae mihi apud te dicenti oboriatur. Quantum potero, uoce contendam, ut hoc populus Romanus exaudiat.

Traduzione:

Nessun segno, dunque, tu puoi cogliere sinora, o Cesare, nella condotta di Quinto Ligario, che riveli in lui un animo a te contrario; osserva, ti prego, con quanta fiducia io sto sostenendo la sua causa mettendo a repentaglio la mia. O clemenza degna d’essere ammirata e segnalata dai ripetuti elogi di tutti, negli scritti e nei monumenti! Marco Cicerone sostiene alla tua presenza che un altro non ha nutrito verso di te quei sentimenti che egli stesso riconosce di avere nutriti, non paventa i tuoi pensieri segreti, né teme che cosa ti venga in mente di pensare di lui, mentre lo senti parlare in difesa di un altro. Vedi come io non abbia paura; vedi, mentre io parlo alla tua presenza, quanto luminosa fiducia sorga in me per la tua magnanimità e saggezza: lo proclamerò con quanta voce avrò in gola, affinché il popolo romano lo senta.

Difesa di Ligario – Brano 7:

Testo originale:

Suspecto bello, Caesar, gesto etiam ex parte magna, nulla ui coactus, iudicio ac uoluntate ad ea arma profectus sum quae erant sumpta contra te. Apud quem igitur hoc dico? Nempe apud eum qui, cum hoc sciret, tamen me ante quam uidit rei publicae reddidit, qui ad me ex Aegypto litteras misit ut essem idem qui fuissem, qui me, cum ipse imperator in toto imperio populi Romani unus esset, esse alterum passus est, a quo hoc ipso C. Pansa mihi hunc nuntium perferente concessos fascis laureatos tenui, quoad tenendos putaui, qui mihi tum denique salutem se putauit dare, si eam nullis spoliatam ornamentis dedisset.

Traduzione:

All’inizio delle ostilità, o Cesare, anzi quando la guerra era stata già in gran parte combattuta, senza cedere ad alcuna costrizione ma seguendo il mio giudizio e il mio volere, sono partito per raggiungere quelle armi che erano state impugnate contro di te. Davanti a chi, dunque, faccio io questa affermazione? Proprio davanti a colui che, pur a conoscenza di tutto ciò, tuttavia, prima ancora di vedermi, mi restituì alla patria; colui che dall’Egitto mi indirizzò una lettera affinché rimanessi quello stesso che ero stato; colui che, essendo proprio lui il solo imperatore di tutto il dominio di Roma, consentì che ce ne fosse un altro; colui per concessione del quale conservai, finché ritenni di doverli conservare, i fasci laureati che m’erano stati conferiti, avendomene portato l’annunzio proprio il qui presente Gaio Pansa; colui, infine, che allora credette di darmi la salvezza, qualora avesse potuto darmela, non privata da nessun onore.

Difesa di Ligario – Brano 8:

Testo originale:

Vide, quaeso, Tubero, ut, qui de meo facto non dubitem, de Ligari audeam dicere. Atque haec propterea de me dixi, ut mihi Tubero, cum de se eadem dicerem, ignosceret; cuius ego industriae gloriaeque faueo, uel propter propinquam cognationem, uel quod eius ingenio studiisque delector, uel quod laudem adulescentis propinqui existimo etiam ad me aliquem fructum redundare.

Traduzione:

Osserva, ti prego, o Tuberone, come io, che non ho esitazioni a parlare del mio caso, osi parlare di quello di Ligario. E perciò ho ricordato questi fatti che mi riguardano, affinché Tuberone, quando dirò altrettanto di lui, mi scusi; alla sua lodevole attività io guardo con favore o per la stretta parentela o perché mi compiaccio del suo ingegno e dei suoi studi o perché credo che il merito del mio giovane parente ritorni anche in parte a mio onore.

Difesa di Ligario – Brano 9:

Testo originale:

Sed hoc quaero: quis putat esse crimen fuisse in Africa? Nempe is qui et ipse in eadem prouincia esse uoluit et prohibitum se a Ligario queritur, et certe contra ipsum Caesarem est congressus armatus. Quid enim tuus ille, Tubero, destrictus in acie Pharsalica gladius agebat? Cuius latus ille mucro petebat? Qui sensus erat armorum tuorum? Quae tua mens, oculi, manus, ardor animi? Quid cupiebas, quid optabas? Nimis urgeo; commoueri uidetur adulescens. Ad me reuertar; isdem in armis fui.

Traduzione:

Ma io mi domando: chi crede che sia una colpa essere stato in Africa? Proprio colui che avrebbe voluto anch?egli essere in quella medesima provincia e si lamenta d’esserne stato impedito da Ligario e senza dubbio ha combattuto contro Cesare. Cosa si proponeva, infatti, quella spada che tu impugnasti sul campo di Farsalo? Di chi voleva raggiungere il fianco? Qual era l’intenzione delle tue armi? A che miravi con la tua mente, con gli occhi, con la mano, con l’ardore del tuo animo? Che volevi? Che desideravi? Sono troppo stringente; mi pare che il giovane si smarrisca.

Difesa di Ligario – Brano 10:

Testo originale:

Quid autem aliud egimus, Tubero, nisi ut quod hic potest non possemus? Quorum igitur impunitas, Caesar, tuae clementiae laus est, eorum ipsorum ad crudelitatem te acuet oratio? Atque in hac causa non nihil equidem, Tubero, etiam tuam sed multo magis patris tui prudentiam desidero, quod homo cum ingenio tum etiam doctrina excellens genus hoc causae quod esset non uiderit; nam si uidisset, quouis profecto quam isto modo a te agi maluisset. Arguis fatentem. Non est satis; accusas eum qui causam habet aut, ut ego dico, meliorem quam tu, aut, ut tu uis, parem.

Traduzione:

Tornerò a me: tra quegli armati ci sono stato anch’io. Che altro abbiamo tentato di fare, o,Tuberone, se non raggiungere il potere che ora detiene il qui presente [Cesare] ? Dunque, sarà proprio la parola di quelli, la cui impunità rappresenta, o Cesare, l’elogio della tua clemenza, a incitarti alla crudeltà? In questo processo sento non poco la mancanza della tua saggezza, o Tuberone, ma molto più di tuo padre, perché un uomo come lui, d’ingegno così fine come anche di cultura, non ha scorto questo carattere della causa. Che, se l’avesse scorto, avrebbe preferito, certo, vederla trattare da te in qualsiasi modo piuttosto che in questo. Tu provi la colpevolezza d’un reo confesso. Non basta: accusi uno che si trova in una posizione giuridicamente migliore della tua, come affermo io, o ad essa pari, come sostieni tu.

Difesa di Ligario – Brano 11:

Testo originale:

Haec admirabilia, sed prodigi simile est quod dicam. Non habet eam uim ista accusatio ut Q. Ligarius condemnetur, sed ut necetur. Hoc egit ciuis Romanus ante te nemo; externi sunt isti mores, aut leuium Graecorum, aut immanium barbarorum qui usque ad sanguinem incitari solent odio. Nam quid agis aliud? Vt Romae ne sit, ut domo careat? Ne cum optimis fratribus, ne cum hoc T. Broccho auunculo, ne cum eius filio consobrino suo, ne nobiscum uiuat, ne sit in patria? Num est, num potest magis carere his omnibus quam caret? Italia prohibetur, exsulat. Non tu hunc ergo patria priuare, qua caret, sed uita uis.

Traduzione:

Questo fa meraviglia, ma quanto dirò è terribile. Codesta accusa non mira alla condanna ma all’uccisione di Quinto Ligario. Questo, prima di te, non l’ha mai fatto alcun cittadino romano: rientra negli usi degli stranieri o nella leggerezza dei Greci o nella efferatezza dei barbari. Che altro tenti di fare? Che egli non abiti a Roma; che sia privo della sua casa; che non conviva coi suoi ottimi fratelli, con lo zio Tito Brocco qui presente, col figlio di lui, suo cugino, con noi; che non risieda in patria? Ci risiede forse; potrebbe essere privo di tutto ciò, più di quanto ne è privo? Gli si impedisce l’accesso in Italia, vive da esule. Tu dunque non vuoi privarlo della patria che gli manca, ma della vita.

Difesa di Ligario – Brano 12:

Testo originale:

At istud ne apud eum quidem dictatorem qui omnis quos oderat morte multabat, quisquam egit isto modo. Ipse iubebat occidi; nullo postulante, praemiis inuitabat; quae tamen crudelitas ab hoc eodem aliquot annis post, quem tu nunc crudelem esse uis, uindicata est. “Ego uero istud non postulo” inquies. Ita mehercule existimo, Tubero. Noui enim te, noui patrem, noui domum nomenque uestrum; studia generis ac familiae uestrae uirtutis, humanitatis, doctrinae, plurimarum artium atque optimarum nota mihi sunt.

Traduzione:

Ma questo non l’ha fatto nessuno in questo modo, neppure sotto quel dittatore che puniva con la morte quanti odiava. Era egli stesso a mandare a morte senza che alcuno glielo richiedesse, incoraggiava con premi; ma questa crudeltà ebbe alcuni anni dopo il suo vendicatore in quello stesso, che tu ora vorresti fosse crudele. “Ma io non chiedo questo” obietterai. Così penso anch’io, per Ercole, o Tuberone. Conosco te, conosco tuo padre, conosco la vostra casa e la vostra casata; m’è noto l’amore della vostra stirpe e della vostra famiglia per la virtù, la gentilezza, la cultura, moltissime arti ed stupende.

Difesa di Ligario – Brano 13:

Testo originale:

Itaque certo scio uos non petere sanguinem. Sed parum adtenditis. Res enim eo spectat ut ea poena in qua adhuc Q. Ligarius sit non uideamini esse contenti. Quae est igitur alia praeter mortem? Si enim est in exsilio, sicuti est, quid amplius postulatis? An ne ignoscatur? Hoc uero multo acerbius multoque durius. Quodne nos [domi] petimus precibus ac lacrimis, strati ad pedes, non tam nostrae causae fidentes quam huius humanitati, id ne impetremus pugnabis et in nostrum fletum irrumpes et nos iacentis ad pedes supplicum uoce prohibebis?

Traduzione:

Perciò so bene che voi non chiedete spargimento di sangue, ma siete poco avveduti. Giacché l’impostazione [del processo] mira a dare l’impressione che voi non siate contenti della pena in cui Quinto Ligario ancora si trova. Quale altra pena, dunque, ci può essere se non la morte? Se è in esilio, cosa volete di più? Che gli si neghi il perdono? Ma questo è molto più aspro e più duro. Quello che noi invochiamo con suppliche e lacrime, prostrati ai piedi [di Cesare], fiduciosi non tanto nella [bontà della] nostra causa quanto nella sua generosità, tu ti opporrai a che noi lo otteniamo, e farai di tutto per impedirci di piangere e di supplicare giacendo ai suoi piedi?

Difesa di Ligario – Brano 14:

Testo originale:

Si, cum hoc domi faceremus, quod et fecimus et, ut spero, non frustra fecimus, tu repente irruisses, et clamare coepisses: “C. Caesar, caue ignoscas, caue te fratrum pro fratris salute obsecrantium misereat!” nonne omnem humanitatem exuisses? Quanto hoc durius, quod non domi petimus id a te in foro oppugnari et in tali miseria multorum perfugium misericordiae tollere!

Traduzione:

Se, quando facevamo questo a casa [di Cesare] – cosa che abbiamo fatto e, a quanto spero, abbiamo fatto non invano – tu avessi fatto improvvisamente irruzione e avessi cominciato a gridare “Gaio Cesare, non perdonare, non aver pietà di fratelli che ti scongiurano per la salvezza del fratello”, non avresti compiuto un gesto disumano? Eppure, crudeltà quanto maggiore di quella è questo tuo opporti nel foro alla nostra richiesta fatta in casa, e questo volere che, mentre molti si trovano in tale condizione miserevole, venga eliminato il rifugio della misericordia!

Difesa di Ligario – Brano 15:

Testo originale:

Dicam plane, Caesar, quod sentio. Si in tanta tua fortuna lenitas tanta non esset, quam tu per te, per te, inquam, obtines – intellego quid loquar -, acerbissimo luctu redundaret ista uictoria. Quam multi enim essent de uictoribus qui te crudelem esse uellent, cum etiam de uictis reperiantur! Quam multi qui cum a te ignosci nemini uellent, impedirent clementiam tuam, cum hi quibus ipsis ignouisti, nolint te esse in alios misericordem!

Traduzione:

Dirò francamente il mio pensiero, o Cesare. Se a tanta tua fortuna non si accompagnasse tanta mitezza, quanta tu ne hai per tua naturale disposizione, ripeto, per tua naturale disposizione – so bene quel che dico -, codesta vittoria sarebbe piena di lutto dolorosissimo. Quanti sarebbero tra i vincitori quelli che ti vorrebbero crudele, quando se ne trovano anche tra i vinti! Quanti sarebbero quelli che, non volendo che tu perdonassi ad alcuno, frapporrebbero ostacoli alla tua clemenza, se quelli stessi, cui tu hai perdonato, non vogliono che tu sia misericordioso verso gli altri!

Difesa di Ligario – Brano 16:

Testo originale:

Quod si probare Caesari possemus in Africa Ligarium omnino non fuisse, si honesto et misericordi mendacio saluti ciui calamitoso esse uellemus, tamen hominis non esset in tanto discrimine et periculo ciuis refellere et coarguere nostrum mendacium; et si esset alicuius, eius certe non esset qui in eadem causa et fortuna fuisset. Sed tamen aliud est errare Caesarem nolle, aliud est nolle misereri. Tum diceres: “Caesar, caue credas; fuit in Africa, tulit arma contra te!”. Nunc quid dicis? “Caue ignoscas!” Haec nec hominis nec ad hominem uox est; qua qui apud te, C. Caesar, utetur, suam citius abiciet humanitatem quam extorquebit tuam.

Traduzione:

Che se potessimo dimostrare a Cesare che Ligario non è mai stato in Africa, se volessimo con una bugia dignitosa e pietosa favorire la salvezza di un concittadino disgraziato, sarebbe disumano; mentre un concittadino si trova in una situazione così gravemente rischiosa, opporsi alla nostra bugia e smascherarla, e se tale azione spettasse ad alcuno, non spetterebbe certo a colui che si fosse trovato dalla stessa parte e nelle stesse condizioni. Ma altro è non volere che Cesare sbagli, altro è non volere che egli sia misericordioso. Allora tu avresti detto. “Cesare, non credere: è stato in Africa, ha combattuto contro di te”. Ora che dici? “Non perdonare”. Questa non è parola di uomo rivolta ad uomo. Chi te la dirà, o Gaio Cesare, getterà via la propria anziché strappare a te la tua umanità.

Difesa di Ligario – Brano 17:

Testo originale:

Ac primus aditus et postulatio Tuberonis haec, ut opinor, fuit, uelle se de Q. Ligario scelere dicere. Non dubito quin admiratus sis, uel quod nullo de alio [quisquam], uel quod is qui in eadem causa fuisset, uel quidnam noui sceleris adferret. Scelus tu illud uocas, Tubero? Cur? Isto enim nomine illa adhuc causa caruit. Alii errorem appellant, alii timorem; qui durius, spem, cupiditatem, odium, pertinaciam; qui grauissime, temeritatem; scelus praeter te adhuc nemo. Ac mihi quidem, si proprium et uerum nomen nostri mali quaeritur, fatalis quaedam calamitas incidisse uidetur et improuidas hominum mentis occupauisse, ut nemo mirari debeat humana consilia diuina necessitate esse superata.

Traduzione:

Ma il primo passo e la richiesta di Tuberone è stata, come credo, questa; che egli voleva parlare della scelleratezza di Quinto Ligario. Son sicuro che tu ti sarai chiesto non senza meraviglia perché non volesse parlare nessun altro o perché a voler parlare fosse proprio lui che aveva militato nelle stesse file, o quale novità fosse per apportare. Quella, o Tuberone, tu la chiami scelleratezza? Perché? Sino ad oggi quell’azione non ha avuto mai questo nome. Alcuni la chiamano errore, altri timore, altri, con maggiore severità, speranza, passione, odio, testardaggine; i più aspri temerità: scelleratezza non l’ha mai definita nessuno all’infuori di te. Se si chiedesse a me il giusto e vero nome del nostro male, risponderei che, a quanto mi sembra, una sventura voluta proprio dal fato si è abbattuta su uomini improvvidi e si è impadronita delle loro menti, sicché nessuno si deve meravigliare se il senno degli uomini è stato vinto dall’ irrevocabile destino segnato dagli dei.

Difesa di Ligario – Brano 18:

Testo originale:

Liceat esse miseros – quamquam hoc uictore esse non possumus; sed non loquor de nobis, de illis loquor qui occiderunt – fuerint cupidi, fuerint irati, fuerint pertinaces; sceleris uero crimine, furoris, parricidi liceat Cn. Pompeio mortuo, liceat multis aliis carere. Quando hoc ex te quisquam, Caesar, audiuit, aut tua quid aliud arma uoluerunt nisi a te contumeliam propulsare? Quid egit tuus inuictus exercitus, nisi uti suum ius tueretur et dignitatem tuam? Quid? Tu cum pacem esse cupiebas, idne agebas ut tibi cum sceleratis, an ut cum bonis ciuibus conueniret?

Traduzione:

Ammettiamo che si sia sventurati – sebbene con un vincitore come questo non possiamo esserlo; ma non parlo di noi, parlo di quelli che caddero – siamo stati pure faziosi, teste calde, cocciuti; ma dall’accusa di scelleratezza, di rivolta, di tradimento sia lecito a Gneo Pompeo morto, sia lecito ai molti altri di andare esenti. Quando mai qualcuno ha sentito questo, o Cesare, dalla tua bocca, quale altro scopo si prefisse la tua azione in armi se non di rintuzzare l’affronto patito? Che altro ha fatto il tuo esercito invitto se non difendere il proprio diritto e la tua dignità? Dunque, quando desideravi che non si turbasse la pace, ti adoperavi per trovare un accordo con degli scellerati o con onesti cittadini?

Difesa di Ligario – Brano 19:

Testo originale:

Mihi uero, Caesar, tua in me maxima merita tanta certe non uiderentur, si me ut sceleratum a te conseruatum putarem. Quo modo autem tu de re publica bene meritus esses, cum tot sceleratos incolumi dignitate esse uoluisses? Secessionem tu illam existimauisti, Caesar, initio, non bellum, nec hostile odium sed ciuile discidium, utrisque cupientibus rem publicam saluam, sed partim consiliis partim studiis a communi utilitate aberrantibus. Principium dignitas erat paene par, non par fortasse eorum qui sequebantur; causa tum dubia, quod erat aliquid in utraque parte quod probari posset; nunc melior ea iudicanda est quam etiam di adiuuerunt. Cognita uero clementia tua quis non eam uictoriam probet in qua occiderit nemo nisi armatus?

Traduzione:

Le tue grandissime benemerenze verso di me, o Cesare, non mi sembrerebbero, certo, così grandi, se pensassi d’essere stato salvato da te come uno scellerato. Tu, poi, come avresti potuto essere benemerito della patria, se avessi voluto che tanti scellerati conservassero i loro onori? Da principio, o Cesare, tu l’hai ritenuta una secessione, non una guerre, non odio di nemici ma divisione di cittadini, desiderosi gli uni e gli altri della salvezza della patria, ma, in parte per le loro idee, in parte per le loro passioni, divergenti dal pubblico bene. Dei capi la dignità era quasi pari, non pari forse quella dei seguaci; la causa allora era incerta, perché da entrambe le parti c’era qualcosa che si poteva apprezzare; ora si deve ritenere migliore quella che ha avuto anche il favore degli dei. Ma, conosciuta la tua clemenza, chi potrebbe non apprezzare quella vittoria, in cui non è caduto nessuno se non con le armi in pugno?

Difesa di Ligario – Brano 20:

Testo originale:

Sed ut omittam communem causam, ueniamus ad nostram. Vtrum tandem existimas facilius fuisse, Tubero, Ligario ex Africa exire, an uobis in Africam non uenire? “Poteramusne”, inquies, “cum senatus consuisset?” Si me consulis, nullo modo; sed tamen Ligarium senatus idem legauerat. Atque ille eo tempore paruit cum parere senatui necesse erat, uos tum paruistis cum paruit nemo qui noluit. Reprehendo igitur? Minime uero; neque enim licuit aliter uestro generi, nomini, familiae, disciplinae. Sed hoc non concedo ut quibus rebus gloriemini in uobis easdem in aliis reprehendatis.

Traduzione:

Ma tralasciamo la causa di tutti e veniamo a trattare della nostra. Insomma, quale delle due operazioni ritieni sarebbe stata più facile, o Tuberone: per Ligario venir via dall’Africa o per voi non recarvici? “L’avremmo potuto”, obietterai, “quando il senato l’aveva deciso?” Se vuoi sentire la mia opinione, no di certo; ma era stato il medesimo senato ad affidare a Ligario la luogotenenza. Ed egli obbedì in quella circostanza, in cui obbedire al senato era una necessità; voi avete obbedito allora quando non obbedì nessuno che non volle. Vi rimprovero, dunque? Niente affatto. Che alla vostra stirpe, casata, famiglia educazione non sarebbe stato lecito comportarsi diversamente. Ma quello che non vi concedo è che voi rimproveriate ad altri quella medesima condotta della quale voi menate vanto.

Difesa di Ligario – Brano 21:

Testo originale:

Tuberonis sors coniecta est ex senatus consulto, cum ipse non adesset, morbo etiam impediretur; statuerat excusari. Haec ego noui propter omnis necessitudines, quae mihi sunt cum L. Tuberone; domi una eruditi, militiae contubernales, post adfines, in omni uita familiares; magnum etiam uinculum quod isdem studiis semper usi sumus. Scio Tuberonem domi manere uoluisse; sed ita quidam agebant, ita rei publicae sanctissimum nomen opponebant ut, etiam si aliter sentiret, uerborum tamen ipsorum pondus sustinere non posset. Cessit auctoritati amplissimi uiri uel potius paruit.

Traduzione:

La nomina di Tuberone avvenne per sorteggio secondo la deliberazione senatoriale, quand’egli non era presente, anzi stava male: aveva deciso di rifiutare. Di questo io sono al corrente a causa dei vincoli d’ogni genere che mi legano a Lucio Tuberone; siamo stati compagni di scuola in pace, d’armi in guerra, poi parenti, familiari in ogni manifestazione della vita; un grande legame è stata anche la costante identità d’inclinazioni. So bene che Tuberone sarebbe voluto rimanere in patria, ma alcuni agivano in tal senso, gli mettevano avanti il nome sacrosanto della patria, sicché, anche se aveva un’idea diversa, non riusciva a sottrarsi all’influenza di quegli autorevoli personaggi.

Difesa di Ligario – Brano 22:

Testo originale:

Vna est profectus cum iis quorum erat una causa; tardius iter fecit; itaque in Africam uenit iam occupatam. Hinc in Ligarium crimen oritur uel ira potius. Nam si crimen est uoluisse, non minus magnum est uos Africam, arcem omnium prouinciarum, natam ad bellum contra hanc urbem gerendum, obtinere uoluisse quam aliquem se maluisse. Atque is tamen aliquis Ligarius non fuit; Varus imperium se habere dicebat; fascis certe habebat.

Traduzione:

Cedette, o meglio, obbedì all’autorità di un personaggio molto importante: partì insieme con quelli che appartenevano al medesimo partito. Compì il viaggio con troppa lentezza; e così arrivò in Africa quand’essa era già occupata . Comincia di qui l’accusa contro Ligario o meglio la rabbia contro di lui. Che se l’accusa consiste nell’aver voluto; voi, che avete voluto occupare l’Africa, baluardo di tutte le province, nata a far guerra contro questa città, siete colpevoli non meno di quanto lo sia uno che abbia preferito occuparla lui. E, pur tuttavia, quest’uno non fu Ligario: Varo sosteneva che il comando supremo era lui a tenerlo; i fasci li teneva di certo.

Difesa di Ligario – Brano 23:

Testo originale:

Sed quoque modo se illud habet, haec querela, Tubero, uestra quid ualet: “Recepti in prouinciam non sumus”? Quid, si essetis? Caesarine eam tradituri fuistis, an contra Caesarem retenturi? Vide quid licentiae nobis, Caesar, tua liberalitas det uel potius audaciae. Si responderit Tubero Africam, quo senatus eum sorsque miserat, tibi patrem suum traditurum fuisse, non dubitabo apud ipsum te, cuius id eum facere interfuit, grauissimis uerbis eius consilium reprehendere. Non enim si tibi ea res grata fuisset, esset etiam adprobata.

Traduzione:

Ma in qualunque modo stia quella questione, che significato ha, o Tuberone, questa vostra lagnanza? “Non siamo stati accolti nella provincia”. Che avreste fatto, se lo foste stati? L’avreste consegnata a Cesare o l’avreste tenuta contro Cesare? Sta’ a vedere, o Cesare, quale ardire o piuttosto quale audacia ci conferisce la tua generosità. Se Tuberone risponderà che suo padre avrebbe consegnato a te l’Africa, dove l’ordine del senato e la sorte l’avevano mandato, io dinanzi a te, cui quel suo gesto sarebbe riuscito molto utile, non esiterò a rimproverare il suo proposito con espressioni molto forti. Giacché, se è vero che quell’azione ti sarebbe tornata gradita, non avrebbe però riscosso anche la tua approvazione.

Difesa di Ligario – Brano 24:

Testo originale:

Sed iam hoc totum omitto, non ultra offendam tuas patientissimas auris quam ne Tubero quod numquam cogitauit facturus fuisse uideatur. Veniebatis igitur in Africam, in prouinciam unam ex omnibus huic uictoriae maxime infensam, in qua rex potentissimus, inimicus huic causae, aliena uoluntas conuentus firmi atque magni. Quaero, quid facturi fuistis? Quamquam quid facturi fueritis dubitem, cum uideam quid feceritis? Prohibiti estis in prouincia uestra pedem ponere, et prohibiti summa cum iniuria.

Traduzione:

Ma lascio ormai da parte tutto questo problema, alle tue pazientissime orecchie non recherò oltre molestia, per evitare che Tuberone possa dare l’impressione che avrebbe fatto un gesto che non ha mai pensato di fare. Vi recavate, dunque, in una provincia, la sola fra tutte ostilissima a questa vittoria, una provincia, in cui un re molto potente era avverso a questa causa, alla quale era contrario il volere di un gruppo saldo e numeroso. Vi domando: che cosa avreste fatto? Eppure, potrei essere incerto su quello che avreste fatto, quando vedo quello che avete fatto? Vi è stato impedito di mettere il piede nella vostra provincia e vi è stato impedito con gravissimo affronto.

Difesa di Ligario – Brano 25:

Testo originale:

Quo modo id tulistis? Acceptae iniuriae querelam ad quem detulistis? Nempe ad eum cuius auctoritatem secuti in societatem belli ueneratis. Quod si Caesaris causa in prouinciam ueniebatis, ad eum profecto exclusi prouincia uenissetis; uenistis ad Pompeium. Quae est ergo apud Caesarem querela, cum eum accusetis a quo queramini prohibitos uos contra Caesarem gerere bellum? Atque in hoc quidem uel com mendacio, si uultis, gloriemini per me licet uos prouinciam fuisse Caesari tradituros. Etiam si a Varo et a quibusdam aliis prohibiti estis, ego tamen confitebor culpam esse Ligari qui uos tantae laudis occacione priuauerit.

Traduzione:

Come lo avete sopportato? A chi avete manifestato la lagnanza per l’affronto subito? Certamente a colui, al quale, seguendone l’autorità, vi eravate affiancati nella guerra. Che, se vi recavate in provincia per sostenere la causa di Cesare, una volta esclusi dalla provincia, vi sareste rifugiati, certo, presso di lui. Invece, vi siete recati al campo di Pompeo. Che significato ha, dunque, questa vostra lagnanza davanti a Cesare, quando voi accusate proprio quello, dal quale vi lamentate d’essere stati impediti di far guerra a Cesare? E nella presente condizione vantatevi pure che avreste avuto intenzione di consegnare la provincia a Cesare. Anche se ad impedirvelo sono stati Varo ed alcuni altri, io riconoscerò tuttavia che è stata colpa di Ligario l’avervi privati dell’occasione di compiere un gesto così meritorio.

Difesa di Ligario – Brano 26:

Testo originale:

Sed uide, quaeso, Caesar, constantiam ornatissimi uiri, L. Tuberonis, quam ego quamuis ipse probarem ut probo, tamen non commemorarem nisi a te cognouissem in primis eam uirtutem solere laudari. Quae fuit igitur umquam in ullo homine tanta constantia? constantiam dico? nescio an melius patientiam possim dicere. Quotus enim istud quisque fecisset, ut a quibus partibus in dissensione ciuili non esset receptus, essetque etiam cum crudelitate reiectus, ad eas ipsas partis rediret? Magni cuiusdam animi atque eius uiri quem de suscepta causa propositaque sententia nulla contumelia, nulla uis, nullum periculum possit depellere.

Traduzione:

Ma osserva, ti prego, o Cesare, la coerenza di quel personaggio molto ragguardevole che è Lucio Tuberone; io, pur approvandola personalmente, come l’approvo, tuttavia mi asterrei dal ricordare, se non sapessi che quella qualità sei solito approvarla tra le prime. Quale coerenza, dunque, si è trovata mai così grande in alcuno? La chiamo coerenza: ma credo che meglio la potrei chiamare resistenza. Quanti, infatti, sarebbero stati così fermi da ritornare in quel partito, dal quale, durante la guerra civile, non erano stati accolti, ed erano stati, anzi, respinti, per giunta con un atto di crudeltà ? E’ il comportamento proprio di un uomo veramente magnanimo e tale che nessuna offesa, nessuna violenza, nessun pericolo riuscirebbe a rimuovere dal partito prescelto e dalla decisione adottata.

Difesa di Ligario – Brano 27:

Testo originale:

Vt enim cetera paria Tuberoni cum Varo fuissent, honos, nobilitas, splendor, ingenium, quae nequaquam fuerunt, hoc certe praecipuum Tuberonis quod iusto cum imperio ex senatus consulto in prouinciam suam uenerat. Hinc prohibitus non ad Caesarem, ne iratus, non domum, ne iners, non aliquam in regionem, ne condemnare causam illam quam secutus esset uideretur; in Macedoniam ad Cn. Pompei castra uenit, in eam ipsam causam a qua erat reiectus iniuria.

Traduzione:

Ammesso anche che Tuberone e Varo fossero stati alla pari nel resto: dignità, nobiltà, ingegno (il che non fu, certo); questo, indubbiamente fu a vantaggio di Tuberone, che egli si era recato, investito di un potere legittimo, nella provincia sua in base ad una decisione senatoriale. Respinto da questa, non si recò presso Cesare, per non sembrare risentito, non rientrò in patria, per non sembrare infingardo, non si ritirò in alcuna provincia, per non dare a vedere che egli condannava la causa che aveva seguita; raggiunse in Macedonia il campo di Gneo Pompeo, proprio quel partito dal quale era stato ignominiosamente respinto.

Difesa di Ligario – Brano 28:

Testo originale:

Quid? Cum ista res nihil commouisset eius animum ad quem ueneratis, languidiore, credo, studio in causa fuistis; tantum modo in praesidiis eratis, animi uero a causa abhorrebant; an, ut fit in ciuilibus bellis, nec in uobis magis quam in reliquis? Omnes enim uincendi studio tenebamur. Pacis equidem semper auctor fui, sed tum sero; erat enim amentis, cum aciem uideres, pacem cogitare. Omnes, inquam, uincere uolebamus: tu certe praecipue, qui in eum locum uenisses, ubi tibi esset pereundum nisi uicisses; quamquam, ut nunc se res habet, non dubito quin hanc salutem anteponas illi uictoriae.

Traduzione:

In verità, quando l’animo di colui che avevate raggiunto restò indifferente dinanzi a codesto vostro comportamento, siete rimasti, sì, nel partito, ma – credo bene – con minor calore; eravate solo fisicamente presenti nelle file, ma il vostro animo era alieno alla causa o, come avviene nelle guerre civili, né in voi più che negli altri; tutti, infatti, eravamo posseduti dalla brama di vittoria. Riconosco che io sono stato consigliere di pace, ma allora era troppo tardi; sarebbe stato da pazzi pensare alla pace di fronte ad un esercito schierato. Tutti, lo ripeto, volevano vincere; tu, certo, più degli altri, giunto, com’eri, a tale punto che, se non avessi vinto, avresti dovuto soccombere. Sebbene, nelle circostanze attuali, son sicuro che tu preferisci questa salvezza a quella vittoria .

Brano 29:

Testo originale:

Haec ego non dicerem, Tubero, si aut uos constantiae uestrae aut Caesarem benefici sui paeniteret. Nunc quaero utrum uestras iniurias an rei publicae persequamini? Si rei publicae, quid de uestra in illa causa perseuerantia respondebitis? Si uestras, uidete ne erretis qui Caesarem uestris inimicis iratum fore putetis, cum ignouerit suis. Itaque num tibi uideor in causa Ligari esse occupatus, num de eius facto dicere? Quidquid dixi, ad unam summam referri uolo uel humanitatis uel clementiae uel misericordiae tuae

Traduzione:

Non parlerei così, o Tuberone, se o voi vi pentiste della vostra coerenza o Cesare della sua generosità. Ora io chiedo se intendete vendicare le offese recate a voi o allo Stato. Se allo Stato, che giustificazione darete della vostra ostinata fedeltà a quella causa? Se a voi, fate attenzione di non sbagliare ritenendo Cesare adirato contro i vostri avversari, mentre egli ha perdonato ai suoi. Orbene, ti sembra, o Cesare, che io sia preoccupato della causa di Ligario e che io discuta della sua condotta? Quanto ho detto intendo che si riconduca ad un punto solo, alla tua umanità, alla tua clemenza, alla tua generosità.

Difesa di Ligario

Brano 30:

Testo originale:

Causas, Caesar, egi multas, equidem tecum, dum te in foro tenuit ratio honorum tuorum, certe numquam hoc modo: “Ignoscite, iudices, errauit, lapsus est, non putauit, si umquam posthac…”. Ad parentem sic agi solet; ad iudices: “Non fecit, non cogitauit; falsi testes, fictum crimen”. Dic te, Caesar, de facto Ligari iudicem esse, quibus in praesidiis fuerit quaere; taceo, ne haec quidem colligo quae fortasse ualerent etiam apud iudicem: “Legatus ante bellum profectus, relictus in pace, bello oppressus, in eo ipso non acerbus, totus animo et studio tuus”. Ad iudicem sic, sed ego apud parentem loquor: “Erraui, temere feci, paenitet; ad clementiam tuam confugio, delicti ueniam peto, ut ignoscatur oro”. Si nemo impetrauit, adroganter; si plurimi, tu idem fer opem qui spem dedisti.

Traduzione:

Di cause, o Cesare, ne ho trattate molte con te, finché la tua carriera politica ti trattenne nel foro; nessuna, di certo, così: “Perdonate, o giudici; ha sbagliato, è caduto in errore, non ha creduto di far male; se mai, in avvenire dinanzi ad un padre si suole trattare così. Dinanzi ai giudici: “Non ha commesso il fatto, non ha avuto intenzione di commetterlo, sono falsi i testimoni, è falsa l’accusa”. Dichiara, o Cesare, di farla da giudice nella questione di Ligario, cerca in quali file egli si sia schierato. Resto muto, non metto insieme neppure quegli argomenti che forse avrebbero valore anche dinanzi al giudice: “Partito come luogotenente prima della guerra, lasciato solo in tempo di pace, sorpreso dallo scoppio delle ostilità, vi partecipa senza accanimento, con lo zelo del suo animo è tutto a te devoto. Davanti a un giudice parlerei così, ma io parlo davanti a un padre: “Ho sbagliato, ho agito con avventatezza, mi pento; cerco rifugio nella tua clemenza, ti chiedo perdono del mio errore, ti prego di perdonarmi”. Se nessuno ha ottenuto grazia da te, la mia preghiera è indiscreta, ma se moltissimi l’hanno ottenuta, tu, che ci hai dato la speranza, dacci anche l’aiuto.

Difesa di Ligario

Brano 31:

Testo originale:

An sperandi de Ligario causa non erit, cum mihi apud te locus sit etiam pro altero deprecandi? Quamquam nec in hac oratione spes est posita causae nec in eorum studiis qui a te pro Ligario petunt tui necessarii. Vidi enim et cognoui quid maxime spectares cum pro alicuius salute multi laborarent, causas apud te rogantium gratiosiores esse quam uoltus neque te spectare quam tuus esset necessarius is qui te oraret, sed quam illius, pro quo laboraret. Itaque tribuis tu quidem tuis ita multa ut mihi beatiores illi uideantur interdum, qui tua liberalitate fruantur, quam tu ipse, qui illis tam multa concedas; sed uideo tamen apud te, ut dixi, causas ualere plus quam preces, ab eisque te moueri maxime quorum iustissimum uideas dolorem in petendo.

Traduzione:

O forse per la questione di Ligario non ci sarà motivo di sperare, mentre io ho presso di te la facoltà di implorare la tua grazia anche per un altro? Sebbene, la speranza di questa causa non è riposta né in questo mio discorso, né nei buoni uffici di coloro che ti sono amici e sollecitano la tua grazia a favore di Ligario. Ho veduto, infatti, e constatato a che cosa tu soprattutto badassi, quando molti si adoperavano per la salvezza di qualcuno; i motivi di quelli che intercedevano presso di te ti riuscivano più graditi dei loro volti, né tu guardavi a quanto, chi ti supplicava, fosse amico tuo, ma a quanto lo fosse di quello a favore del quale intercedeva. E’ ben vero che tu fai ai tuoi tante concessioni che talora, quanti beneficiano della tua generosità, mi sembrano più ricchi perfino di te, che concedi loro tante grazie; ma vedo, tuttavia, che presso di te, come ho detto, hanno più valore i motivi che le preghiere, e ti lasci commuovere soprattutto da quelli, il cui dolore nel richiedere tu riconosca come il più giustificato.

Difesa di Ligario

Brano 32:

Testo originale:

 In Q. Ligario conseruando multis tu quidem gratum facies necessariis tuis, sed hoc, quaeso, considera, quod soles; possum fortissimos uiros Sabinos tibi probatissimos totumque agrum Sabinum, florem Italiae ac robur rei publicae, proponere, – nosti optime homines -; animaduerte horum omnium maestitiam et dolorem; huius T. Brocchi, de quo non dubito quid existimes, lacrimas squaloremque ipsius et fili uides.

Traduzione:

Salvando Quinto Ligario tu farai, certo, piacere a molti tuoi amici, ma fa’, ti prego, questa considerazione, com’è tua abitudine. Potrei farti sfilare dinanzi i Sabini , uomini di grande coraggio, che godono la tua massima stima, e persone d’ogni parte della Sabina, fiore d’Italia e nerbo dello Stato. Li conosci benissimo questi uomini. Guarda la tristezza ed il dolore di quanti tra essi sono qui; tu vedi le lacrime e lo squallido aspetto del qui presente Tito Brocco, del quale so bene quale stima tu abbia, e di suo figlio.

Difesa di Ligario

Brano 33:

Testo originale:

Quid de fratribus dicam? Noli, Caesar, putare, de unius capite nos agere; aut tres Ligarii retinendi tibi in ciuitate sunt aut tres ex ciuitate exterminandi. Quoduis exsilium his est optatius quam patria, quam domus, quam di penates uno illo exsulante. Si fraterne, si pie, si cum dolore faciunt, moueant te horum lacrimae, moueat germanitas; ualeat tua uox illa, quae uicit. Te enim dicere audiebamus nos omnis aduersarios putare nisi qui nobiscum essent, te omnis qui contra te non essent tuos. Videsne igitur hunc splendorem omnem, hanc Brocchorum domum, hunc L. Marcium, C. Caesetium, L. Corfidium, hos omnis equites Romanos, qui adsunt ueste mutata, non solum notos tibi, uerum etiam probatos uiros? Atque his irascebamur, hos requirebamus, his non nulli etiam minabantur. Conserua igitur tuis suos ut, quem ad modum cetera quae dicta sunt a te, sic hoc uerissimum reperiatur.

Traduzione:

Che dirò dei fratelli? Non credere, o Cesare che noi stiamo trattando della sorte di uno solo: o tutti e tre i Ligari devono essere mantenuti tra i cittadini o tutti e tre espulsi. Qualunque esilio è per essi preferibile alla patria, alla casa, agli dei penati qualora quello solo resti esule. Se essi agiscono per affetto fraterno, mossi da vero dolore, lasciati commuovere dalle loro lacrime e dalla loro pietà fraterna; torni ad aver valore quella tua dichiarazione, che favorì la tua vittoria. Ci giungevano, infatti, all’orecchio, queste tue parole: che noi giudicavamo nemici tutti quelli che non erano con noi; tu giudicavi tuoi amici tutti quelli che non erano contro di te. Guarda, dunque, tutti gli illustri, personaggi qui presenti, la famiglia dei Brocchi, Lucio Marcio, Gaio Cesezio, Lucio Coifidio, tutti i cavalieri romani che sono qui in veste mutata, uomini che tu non solo conosci ma anche apprezzi. Noi, invece, con questi eravamo in collera, reclamavamo la loro presenza nelle nostre file, alcuni di noi arrivavano anche a minacciarli. Conserva, dunque, ai tuoi amici i loro congiunti, sicché anche questa, come tutte le altre tue parole, risulti del tutto rispondente a verità.

Difesa di Ligario

Brano 34:

Testo originale:

Quod si penitus perspicere posses concordiam Ligariorum, omnis fratres tecum iudicares fuisse. An potest quisquam dubitare quin, si Q. Ligarius in Italia esse potuisset, in eadem sententia futurus fuerit in qua fratres fuerunt? Quis est qui horum consensum conspirantem et paene conflatum in hac prope aequalitate fraterna nouerit, qui hoc non sentiat quiduis prius futurum fuisse quam ut hi fratres diuersas sententias fortunasque sequerentur? Voluntate igitur omnes tecum fuerunt, tempestate abreptus est unus, qui si consilio id fecisset, esset eorum similis quos tu tamen saluos esse uoluisti.

Traduzione:

Se tu potessi vedere sino in fondo lo spirito di concordia che unisce i Ligari, giudicheresti che tutti i fratelli sono stati dalla tua parte. Chi potrebbe dubitare che, se Quinto Ligario avesse avuto la possibilità di rimanere in Italia, sarebbe stato della stessa opinione, di cui furono i suoi fratelli? Chi c’è che, conoscendo l’intesa di costoro, concorde e quasi fusa in questa specie d’uguaglianza di spiriti fraterni, non senta che qualunque evento sarebbe stato possibile prima che questi fratelli seguissero idee e destini diversi? Per disposizione d’animo, dunque, furono tutti dalla tua parte: uno fu travolto da eventi tempestosi, ma, anche se egli avesse agito così per deliberato proposito, sarebbe sullo stesso piano di quelli che tu, ciò nonostante hai voluto fossero salvi.

Difesa di Ligario

Brano 35:

Testo originale:

Sed ierit ad bellum, dissenserit non a te solum, uerum etiam a fratribus; hi te orant tui. Equidem, cum tuis omnibus negotiis interessem, memoria teneo qualis T. Ligarius quaestor urbanus fuerit erga te et dignitatem tuam. Sed parum est me hoc meminisse, spero etiam te, qui obliuisci nihil soles nisi iniurias, – quam hoc est animi, quam etiam ingeni tui! – te aliquid de huius illo quaestorio officio, etiam de aliis quibusdam quaestoribus reminiscentem, recordari.

Traduzione:

Ma ammettiamo pure che egli sia partito per la guerra, che si sia staccato non solo da te ma anche dai fratelli, sono questi a pregarti e sono tuoi amici. Quanto a me, essendomi trovato sempre in mezzo alle tue faccende, ricordo bene come si comport? nei confronti tuoi e della tua dignità Tito Ligario, quand’era questore urbano. Ma sarebbe, poco che fossi io a ricordarmelo: spero che tu pure, che hai l’abitudine di non dimenticare nulla, se non le offese – questo è proprio del tuo animo ed anche della tua indole – tu pure serbi qualche ricordo del servigio resoti da questo questore, ripensando anche a qualche altro questore.

Difesa di Ligario

Brano 36:

Testo originale:

Hic igitur T. Ligarius, qui tum nihil egit aliud – neque enim haec diuinabat – nisi ut tui eum studiosum et bonum uirum iudicares, nunc a te supplex fratris salutem petit. Quam huius admonitus officio cum utrisque his dederis, tris fratres optimos et integerrimos non solum sibi ipsos neque his tot, talibus uiris neque nobis necessariis tuis, sed etiam rei publicae condonaueris.

Traduzione:

Tito Ligario, dunque, che allora non cercò altro – né certo prevedeva la situazione attuale – che d’essere giudicato da te un galantuomo a te devoto, ora è qui a chiederti supplichevole la salvezza di suo fratello. Se, memore anche del servigio di costui, la concederai ad entrambi i fratelli qui presenti, restituirai tre fratelli, fior di galantuomini, non solo a se stessi, né soltanto a così numerosi e ragguardevoli personaggi che si trovano qui, né solo a noi, che siamo tuoi amici, ma anche allo Stato.

Difesa di Ligario

Brano 37:

Testo originale:

Fac igitur quod de homine nobilissimo et clarissimo fecisti nuper in curia, nunc idem in foro de optimis et huic omni frequentiae probatissimis fratribus. Vt concessisti illum senatui, sic da hunc populo, cuius uoluntatem carissimam semper habuisti, et si ille dies tibi gloriosissimus, populo Romano gratissimus fuit, noli obsecro dubitare, C. Caesar, similem illi gloriae laudem quam saepissime quaerere. Nihil est tam populare quam bonitas, nulla de uirtutibus tuis plurimis nec admirabilior nec gratior misericordia est.

Traduzione:

Compi, dunque, ora nel Foro, a favore di questi ottimi fratelli, carissimi a tutta questa folla, il medesimo gesto che hai compiuto poco fa in senato a favore d’un personaggio di grande nobiltà e fama. Come hai concesso quello al senato così concedi questo al popolo, il cui volere ti è sempre stato caro, e se quel giorno è stato pieno di gloria per te e di gioia per il popolo romano, non esitare, ti supplico, o Cesare, a procurarti il più spesso possibile una gloria simile a quella. Niente è tanto caro al popolo quanto la bontà, nessuna delle tue numerosissime virtù riscuote maggiore ammirazione né riesce più gradita che la misericordia.

Difesa di Ligario

Brano 38:

Testo originale:

Homines enim ad deos nulla re propius accedunt quam salutem hominibus dando. Nihil habet nec fortuna tua maius quam ut possis, nec natura melius quam ut uelis seruare quam plurimos. Longiorem orationem causa forsitan postulet, tua certe natura breuiorem. Quare cum utilius esse arbitrer te ipsum quam aut me aut quemquam loqui tecum, finem iam faciam; tantum te admonebo, si illi absenti salutem dederis, praesentibus te his daturum.

Traduzione:

Giacché l’uomo con nessun’azione s’accosta di più alla divinità che procurando la salvezza di un altro uomo. Il dono più grande della tua fortuna è che tu puoi dare salvezza al maggior numero di persone, il pregio più bello della tua natura è che tu lo vuoi. La causa richiederebbe forse un discorso più lungo, la tua natura certamente uno più breve. Sì che ritenendo più utile il colloquio tuo con te stesso che o il mio o di chiunque altro, ormai porrò fine al mio dire: ti ricorderò solo che, concedendo la salvezza a quello assente, la concederai a questi presenti .

Difesa di Ligario

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